L’inedito


I l viaggio del console britannico Roger Casement lungo il fiume Congo, che ebbe inizio il 5 giugno 1903 e gli avrebbe cambiato la vita, sarebbe dovuto cominciare un anno prima. Aveva preso a suggerire quel viaggio al Foreign Office da quando, nel 1900, dopo aver prestato servizio a Old Calabar (Nigeria), Lourenço Marques (Maputo) e São Paulo de Loanda (Angola), si era ufficialmente insediato come console di Gran Bretagna a Boma - un orrendo villaggio - sostenendo che il modo migliore di presentare un rapporto sulla situazione dei nativi nello Stato Indipendente del Congo era uscire da quella remota capitale alla volta dei boschi e delle tribù del Medio e Alto Congo. Lì si compiva quello sfruttamento di cui informava il Ministero degli Esteri da quando era arrivato in quelle regioni. Alla fine, dopo aver soppesato le ragioni di Stato che al console, sebbene le comprendesse, non finivano di torcere lo stomaco - la Gran Bretagna era alleata del Belgio e non voleva lasciare quest’ultimo nelle mani della Germania -, il Foreign Office lo autorizzò a intraprendere il viaggio verso i villaggi, i distaccamenti, le missioni, le tenenze, gli accampamenti e le fattorie dove si praticava l’estrazione del caucciù, oro nero avidamente bramato allora in tutto il mondo per le ruote e i paraurti di camion e automobili e mille altri usi industriali e domestici. Doveva verificare sul campo cosa vi fosse di vero nelle denunce sulle iniquità commesse contro i nativi nel Congo di Sua Maestà Leopoldo II, il re dei belgi, che erano state avanzate dalla Società per la Protezione degli Indigeni, a Londra, e da alcune chiese battiste e da missioni cattoliche in Europa e negli Stati Uniti.

(c) 2010 Mario Vargas Llosa all rights reserved
traduzione di Glauco Felici
di prossima pubblicazione per Giulio Einaudi editore