L’INTERVISTA

Rumore di piatti e bicchieri in sottofondo. E urletti allegri di bambini. La massaia-presentatrice-bestsellerista evidentemente è ancora a tavola, quando risponde al telefono.
«La cucina è il fulcro delle nostre case», dice Antonella Clerici. «Di tutti noi italiani. E poi, pensaci un attimo: quando sei all’estero che cosa più di due spaghetti ti fa sentire a casa?».
Vero. Però i tuoi colleghi...
«... sì, ogni tanto mi piace far da mangiare anche per loro. Prendi Paolo Bonolis. Con lui andrei sul sicuro proponendogli dei moscardini affogati nel pomodoro. Mentre alla Lorella Cuccarini, che sta attentissima alla linea, qualcosa di più leggero, come pasta con del tonno di primissima scelta».
No, calma, calma. Intendevo colleghi di top ten librarie... I Saviano, gli Eco e compagnia... Sono tuoi colleghi anche loro.
«Eh, mi piacerebbe tanto saper scrivere come loro...».
Su questo ci sarebbe da discutere... Comunque, in compenso, loro ai fornelli pare non se la cavino granché bene. Vogliamo dare due consigli?
«Beh, per Roberto Saviano, uomo del Sud, esempio di macho latino, ci vuole senz’altro un piatto con del peperoncino. Semplice, ma piccante. Facciamo una pasta aglio, olio e peperoncino...».
Fra l’altro, alle donne piace. Intendo Saviano, non il peperoncino...
«Certo, è un bell’uomo. E non è il solo: oggi gli scrittori non sono più topi di biblioteca come una volta. Mi viene in mente Paolo Giordano. E anche Andrea De Carlo. Pensa che era mio vicino di casa e non lo sapevo. Un giorno esco a buttare la pattumiera e lo vedo in cortile. “Buongiorno”, gli faccio, “ma lo sa che lei somiglia un casino allo scrittore De Carlo?”. E lui: “In effetti io sono Andrea De Carlo”. Che figura! Poi abbiamo fatto amicizia».
Sì, ma veniamo a noi. Vogliamo lasciare digiuno De Carlo? Forza, un piatto adatto a lui?
«Essendo milanese, un milanese da casa di ringhiera sui Navigli, è semplice: andrei sul risotto allo zafferano».
Cambiamo genere. Umberto Eco, questo lo capisco anch’io, è un po’ meno avvenente. Ti risulta?
«Sì, mi risulta. Il classico intellettuale chic».
Quindi, che cosa gli prepariamo?
«Ci sono due possibilità. O adattarsi al personaggio, oppure prenderlo in giro. Quindi, o un pesce, magari di quelli difficili, impegnativi, o un dolce tipo profiterol, pieno di crema. Giusto per vedere come se la sbrodola addosso...».
Vogliamo tirare una palata di colesterolo anche addosso a una donna, tanto per essere equanimi?
«Ci sarebbe la Margaret Mazzantini».
Beh, non ha certo un fisico da buona forchetta come il tuo...
«Appunto. Leggendo Non ti muovere ho pensato: “mi sa che mangiare non le piace”. Però ha quattro figli, dev’essere per forza una donna concreta, anche se riservata. Quindi, vada per un bell’arrosto, così ce n’è per tutta la famiglia».
Facciamo un po’ il verso a quelli «che sanno». Visto che stiamo parlando di cibo e di libri, qual è la tua madeleine?
«Io scrivo (e registro le trasmissioni) soltanto quando ho fame. La fame è la mia vera madeleine. E in fondo il mio libro è proprio un diario, un libro della memoria come la Recherche di Proust, e non soltanto culinaria. Comunque, in genere io preferisco il salato. Una michetta con il salame, che delizia! ovviamente accompagnato da un bicchiere di vino mosso, tipo il lambrusco. Io sono una tipa rustica e penso che la raffinatezza non sia per nulla il segno distintivo della classe».
Ben detto. A proposito di classe, passiamo ai grandi «cuochi» della letteratura «alta». Quali preferisci?
«Ah, sono tanti... Direi soprattutto i tedeschi: Böll, Hesse. E Goethe, immenso: Le affinità elettive sono una grande esperienza. Quanto agli italiani, difficile scegliere. Faccio due nomi in particolare: Montale nella poesia e Svevo nella narrativa».
E quando vai in libreria come ti comporti? Toccata e fuga oppure lunghe riflessioni?
«La libreria è come la cucina. Mi piace assaggiare di tutto. Ci sto delle ore, in libreria. E sbocconcello tanti incipit. L’incipit è fondamentale per capire se il libro ti prende. E provo un piacere particolare nell’anticipare i tempi del mercato. Per esempio La solitudine dei numeri primi l’ho letto prima che esplodesse come fenomeno. I giovani che sanno scrivere bene, come quel David Nicholls di Un giorno, giustamente apprezzatissimo da Nick Hornby, mi mettono ottimismo. Esattamente come i giovani che amano mangiar bene...».
Gira e rigira, si torna sempre lì, con le gambe sotto il tavolo.
«Non c’è un modo migliore per conoscere le persone. A tavola si fa la storia. Mangiare è il più forte collante naturale, anche a livello istituzionale, per risolvere crisi di governo o firmare trattati di pace».
Allora, buon appetito a tutti...
«Sì, sì. Ciao caro, stammi bene».
Ancora rumore di piatti e bicchieri in sottofondo. E urletti allegri di bambini. A casa Clerici la tavola è sempre apparecchiata.