L'arte mimetica da Warhol a Lapo

E splode la mania militare nella moda e nel design contemporaneo. Dal prossimo autunno, fino almeno all'estate del 2014, assisteremo a un'invasione di giacche, piumini, tshirt, borse e oggetti realizzati in tela camouflage a riprendere il celebre decor degli eserciti in grigio verde. Oggi che la leva non è più obbligatoria, questo abbigliamento usato prevalentemente nel casual ma lanciato anche in prima linea da Valentino, assume un nuovo fascino collegato al vintage e a tutti quegli oggetti che si portano dietro una storia dal passato.
Tendenza che l'arte aveva anticipato persino in tempi non sospetti, quando l'antimilitarismo era considerato un valore aggiunto in direzione del sociale e del politico. Eppure, proprio negli anni caldi, nel 1966 prima ancora che si formasse l'Arte Povera, Alighiero Boetti sorprese tutti con un Ready Made molto particolare: prelevò un tessuto stampato con motivi mimetici utilizzato dall'esercito e lo tese sul telaio creando così un quadro davvero particolare. A Boetti interessava molto il significato delle parole e così in Mimetico (questo il titolo dell'opera) provò a rovesciare l'interpretazione tradizionale dell'arte come mimesi, come imitazione capace di creare una finta realtà. Il lavoro si riduceva quindi a un gesto molto semplice e immediato nella sua evidenza, nonostante l'artista volesse nascondersi dietro la superficie ambigua di questo tessuto.
Ben diverse le motivazioni che spinsero Andy Warhol a dar vita a uno dei suoi ultimi cicli nel 1986, pochi mesi prima della morte. Con le serigrafie dal titolo Camouflage il re della Pop Art mescolò i colori proponendo non solo il grigio verde ma anche accostamenti brillanti e ricchi di rossi, gialli e blu, sovrapponendo questo motivo a macchie al proprio autoritratto così come si vedeva negli ultimi tempi, smagrito e con la parrucca sparata in stile punk. Fu un'intuizione felice e non ripetitiva per chi cercava insistentemente di uscire dalla maniera e fornire nuove soluzioni vivaci e sorprendenti.
A periodi piuttosto regolari l'arte riscopre il gusto per il militare, anche in performance allusive come quelle dello svizzero Costa Vece (fine anni '90), nelle fotografie dei soldati israeliani di Rineke Dijkstra o nelle operazioni di Body Painting del cinese Liu Bolin che proprio Valentino ha voluto coinvolgere nella presentazione al pubblico della recente collezione camouflage. Fin qui si è parlato di soluzioni singole, persino slegate tra loro, mentre oggi assistiamo a una nuova moda che esce dal circuito dell'arte e tocca appunto l'abbigliamento e il design. Con l'arrivo del freddo troveremo molti giovani vestiti di piumini militari realizzati da ditte quali Museum, Esemplare e Original Vintage. Ci si interroga sui perché di questo messaggio che implicitamente suggerisce aggressività, e la risposta più esplicita arriva dal mondo del calcio, visto che il Napoli ha scelto come divisa da trasferta una maglietta camouflage che, c'è da scommettere, l'undici di Benitez indosserà nelle partite più calde, a Milano e a Torino.
Questa moda ha invaso persino le nostre strade, per quei molti che vorrebbero imitare l'eleganza stramba di Lapo Elkann (tra questi c'era pure Mario Balotelli quando viveva a Manchester). Nel suo invidiabile parco macchine si è fatto preparare una serie di modelli mimetici che hanno l'effetto di un pugno in un occhio: la Ferrari 458 Italia e la Jeep Grand Cherokee, spesso beccate in sosta vietata, che gli esperti fanno risalire a un'esigenza degli eserciti di passare inosservati durante le missioni di guerra, che però non si svolgevano in via Montenapoleone. Dal punto di vista del design sono pezzi molto pregiati, se si pensa che ogni pezzo della carrozzeria è stato smontato e dipinto in quattro differenti passaggi, mentre molto meno artigianale, e più approssimativa, è la pellicola che ricopre l'auto con uno strato adesivo.
Anche gli appassionati di moto hanno trovato pane per i propri denti, a cominciare dalla «cover» della Triumph Bonneville che cita il veicolo utilizzato da Steve McQueen ne La grande fuga, e anche dal mondo Harley giungono notizie di customizzazioni in stile militaresco vendute in serie molto limitate, come l'883 Iron Ironeer. Ma il pezzo più ricercato continua comunque a essere il Mimetico di Boetti, quotato ora diverse centinaia di migliaia di euro.