«L'arte di oggi è frigida C'è più eros nei classici»

C ara Irene Cao, se fare sesso è un'arte, a chi, come noi, ha studiato storia dell'arte riesce meglio?
«Sì, forse c'è qualcosa in più per chi unisce il sesso alla cultura. L'abbinamento, molto indovinato, passa innanzitutto dalla sfera del visivo. La protagonista della mia Trilogia, Elena, è una restauratrice che deve recuperare la bellezza perduta o nascosta di un capolavoro. Il suo mondo è l'arte, lei è stordita dalla bellezza, come può capitare a chiunque abbia la fortuna di visitare le nostre città, i musei, le chiese».
Il suo fare sempre piu disinibito, nel corso della Trilogia, smentirebbe il luogo comune per cui medievaliste, moderniste e restauratrici siano un po' rigide...
«Per quel che mi riguarda la cultura è servita a sapere ascoltare attraverso i sensi. Di fronte a un'opera d'arte impari ad ascoltare oltre che a vedere. C'è una relazione col sesso».
Dal mio libro Sex hai levato la sovracoperta con l'immagine de L'Origine du Monde di Courbet. Trovi oscena una vagina in primo piano, anche se i tuoi libri, che si trovano dovunque, sono espliciti? L'immagine è più scandalosa della parola?
«Il limite del pudore è ancora elevato e noi ci preoccupiamo più della reazione degli altri che di noi stessi. Eppure il genere erotico sembra definitivamente sdoganato, ci sono più lettori e si assiste a una sorta di massificazione in un processo davvero rapido che permette di vendere libri di sesso al supermercato e leggerli in spiaggia, soprattutto da donne ma anche da uomini. L'immagine comunque è più diretta della scrittura dunque arriva subito a segno».
Oggi a una giovane donna come te è chiaro cosa significhi fare sesso ma, rispetto ai colleghi maschi, la sfera voyeuristica, da noi prediletta, è ridotta ai minimi termini. Insomma è ancora di moda il sesso passionale, magari al buio, ma con tanto sentimento?
«Non passerà mai di moda come quei capi inossidabili o una maglia in cachemire. Per rafforzare la sensualità della scrittura ho lavorato molto sulle location e sugli sfondi suggestivi, come la Venezia del Carnevale, il belvedere del Gianicolo a Roma, gli scogli di Sabaudia, il vulcano a Stromboli, in un continuo incrocio di citazioni e rimandi alla letteratura, penso ad esempio a Moravia, ma soprattutto al cinema, da Ultimo tango a Parigi a Eyes Wide Shut. E mi pare che il mix abbia funzionato».
Leonardo, il protagonista maschile dei tuoi libri, è uno chef stellato e la seduzione passa attraverso l'elaborazione di straordinari piatti...
«La cucina è arte e Leonardo crea opere vere e proprie, impastando le materie prime che va a prendersi nella terra, ha le mani ruvide e lavora come un artigiano. Elena perde la testa per lui quando lo vede in azione: è impossibile resistere.
Ispirato a qualcuno in particolare?
«Forse a Filippo La Mantia, che come Leonardo è siciliano».
Tutti vorrebbero essere Leonardo: mascalzone, traditore, motociclista, un po' sovrappeso e in fondo malinconico. Nessuna speranza per il suo antagonista Filippo, l'architetto colto e affiddabile ma noioso?
«Nonostante io abbia gia dato con i vari Leonardo della mia vita è difficile innamorarsi di un uomo comprensivo, magari disposto a perdonarti, che ti ascolta e si sostituisce a un'amica. Magari uno così me lo porto a casa, ma poi sono quasi certa che la noia sarebbe destinata a prevalere».
Hai parlato di sensualità nell'arte classica. E nel moderno? Nel contemporaneo?
«Per ogni volume della trilogia c'è un'opera chiave e una città a funzionare ben più che da sfondo. A Venezia l'Assunta del Tiziano, a Roma la Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio, quindi l'Estasi di Santa Teresa del Bernini fino a Stromboli di Roberto Rossellini. I miei riferimenti stanno principalmente nell'arte classica, in particolare in quelle opere che suggeriscono un'esperienza tattile, dove il corpo pare uscire dalle vesti fino a trasformare il martirio in orgasmo».
E tutte quelle situazioni in cui l'arte di oggi è chiamata a dare scandalo?
«Lo scandalo ha ben poco a che vedere con l'eros, anzi spesso va in direzione opposta coinvolgendo di più la sfera intellettuale. Il titolo del primo volume, Io ti guardo, è la chiave d'accesso alla sfera dei sensi, e l'arte classica rappresenta la strada migliore per la comprensione. L'arte contemporanea, invece, smuove meno e talvolta mi sembra addirittura frigida».