LETTERATURA EROTICA Un trattato sulla prostituzione dissoluto e immorale

Oggi a 2,99 euro "Il pornografo" di Restif de la Bretonne. Un trattato freneticamente immorale...oltre ogni limite. SCARICA QUI L'EBOOK 

Un libro sulla prostituzione, scritto nel 1769 da un anonimo libertino francese, un moralista perverso che racconta di 'donne perdute'. Un testo dissoluto, follemente incestuoso, freneticamente immorale...oltre ogni limite.

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È un libro davvero strano “Il pornografo”: è un trattato sulla prostituzione, scritto nel 1769 da un anonimo libertino francese, un moralista perverso che racconta di "donne perdute". Quello che risulta ambigua è la volontà dell'autore stesso: se da un lato Restif crea un testo dissoluto, follemente incestuoso, freneticamente immorale, oltre ogni limite, dall'altro “Il pornografo” sembra essere un’opera morale e moralistica sui danni della prostituzione. Ma allora di cosa si tratta effettivamente?

Da un XVIII secolo che s’interessa ai bassifondi, Restif ci conduce esattamente là dove può arrivare ogni prostituta: "Radiata dal novero delle cittadine, civilmente morta, non è più niente! Non ha più né nome, né genitori, né sesso; è un mostro al di sotto dell’umano". Ma riesce anche a mostrarci l'anima della prostituta, attraverso lo scompiglio dei vestiti, gli sfioramenti della carne e la corruzione dei corpi o la tensione della stoffa. Come, per esempio, la giovane Ursule, quando "prova una sorta di profanazione esteriore di tutta la sua persona che, senza che ci pensi e senza che qualcosa riesca a impedirlo, passa subito alla sua anima, di cui ferisce la delicatezza".

Ed è proprio qui che sta la violenta originalità di Restif. Il suo avvincente quadro della prostituzione francese non ha niente di paragonabile all’osservazione fredda, oggettiva, minuziosa, a volte perfino benintenzionata, che contraddistingue le solite analisi della prostituzione. Contrariamente a tutti coloro che si preoccupano dell’esistenza di tali donne da un punto di vista sociale, medico e anche erotico o lirico, Restif non percepisce, fra se stesso e loro, per quanto in basso esse possano cadere nella degradazione, per quanto crudelmente egli possa parlarne, nessuna distanza sociale ma soprattutto nessuna distanza sensibile. Quelle "mantenute", quelle "donne di non difficili costumi", quelle "signorine a casa delle ruffiane, tenute in serbo per i vecchi", quelle "sgualdrine con un’aria alla moda", quelle "baldracche", quelle "adescatrici… alloggiate in brutte camere ammobiliate", quelle "troie… che stanno nelle stamberghe dei sobborghi", tutte quelle donnine che rischiano di precipitare prima o poi al "più basso livello dell’avvilimento e della più abietta dissolutezza", sono le sue donne, sono le sue sorelle, sono le sue figlie. E "Il Pornografo" va letto come l’impresa più coerente di Restif per riconoscerle. Qualcosa fra il catalogo, le istruzioni per l’uso e lo stato di famiglia.

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