Lezione liberale dal profondo '900 ai tecnici d'oggi

Si sa che le analogie storiche non sono materia di discussione scientifica perché valgono quel che valgono; possono essere però stimoli suggestivi in grado di aiutare la riflessione sul presente. Ed è questo il caso offertoci dal percorso politico di un grande liberale italiano, ora rivisitato criticamente sulla base di alcuni sui scritti e discorsi tenuti nell'arco di un cinquantennio: Vittorio Emanuele Orlando, Salvare l'Italia. Discorsi extraparlamentari (Libro Aperto, pagg. 292, euro 15, a cura di Fabio Grassi Orsini).
La vita di Orlando copre quasi un secolo della storia italiana. Nato a Palermo nel 1860 e morto a Roma nel 1952, egli è stato tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento uno dei grandi protagonisti della vita politica del nostro Paese, perché ha attraversato i momenti più importanti della progressiva costruzione dello Stato nazionale: la «crisi di fine secolo», l'età giolittiana, la Grande Guerra, il fascismo, l'antifascismo, il secondo Dopoguerra. La sua guida del governo, all'indomani della rotta di Caporetto, è stata decisiva per la tenuta morale e politica dell'Italia. Sulla sua figura grava ancora l'ombra della vittoria mutilata (come la definì Gabriele D'Annunzio), essendogli stata imputata la responsabilità di aver perduto a Versailles, durante le trattative di pace, quello che l'Italia aveva conquistato sui campi di battaglia. Si tratta, però, di un'accusa inconsistente perché in realtà non era possibile opporsi alla preponderante opposizione del presidente americano Woodrow Wilson circa l'annessione della Dalmazia all'Italia. La biografia di Orlando segna un altro momento significativo riguardo al suo atteggiamento verso il regime fascista. Allo stesso modo di Croce, Giolitti, Amendola e altri grandi liberali, Orlando sperò che il movimento creato da Mussolini giungesse a «costituzionalizzarsi», e quando questa possibilità si dimostrò un'illusione la sua avversione al fascismo divenne radicale.
Ma per ritornare al tema dell'analogie storiche, si deve riflettere sul titolo di questa raccolta di scritti: «Salvare l'Italia». Non si può infatti non vedere un sia pur vago accostamento con il presente. Dopo la rotta di Caporetto, che certamente avrebbe potuto giustificare una militarizzazione del Paese, Orlando riuscì a mantenere l'Italia sul solco delle libertà liberali. Scrisse in seguito: «Io ho l'orgoglio di dire che nessun Paese, anche quelli più gloriosamente liberi, ci superò nell'aver combattuto la guerra rispettando le garanzie essenziali della libertà».
Oggi abbiamo un «governo dei tecnici» che certamente è impegnato a salvare l'Italia. Speriamo tuttavia che lo faccia sempre rispettando i dettami costituzionali e la volontà popolare, senza la quale non sarebbe legittimato ad agire.