La lezione di Montaigne

Non sarà che, finiti i conflitti, i malumori e le polemiche che attraversano la vita attiva, nella solitudine si entra in conflitto con se stessi?

Da Wikipedia

Che cosa ci insegna Montaigne? Prima di tutto sarebbe da chiedersi: a chi? E per chi Montaigne è una lettura utile, quando non necessaria? Involontariamente molti lo seguono senza conoscerlo. Il capitolo VIII dei suoi Essais riguarda «L'ozio». A me sicuramente parla, come a tutti quelli che scrivono e leggono per essere migliori (il concetto, invero, è un po' moralistico), perché scrive di me quando dice: «quisquis ubique habitat, Maxime, nusquam habitat».

In sostanza, come mi accade: chi vive ovunque non vive da nessuna parte. Così, intanto, Montaigne ci dice di aver una casa e di non avere particolari ambizioni (perché il potere evapora rapidamente): «Rigirandomi di recente in casa, deciso a non interessarmi d'altro che di passare in tranquillità quel po' che mi resta della vita, mi sembrava di non potere fare un dono più grande al mio spirito che lasciarlo, in assoluto ozio, conversare con se stesso... ma mi accorgo, variam semper dant otiam mentem (il non far nulla fa mutare gli animi) che, inversamente, facendo il cavallo imbizzarrito, si procura da solo cento volte più preoccupazioni di quanto non se ne procurerebbe a causa di altri».

Sarà così? Sarà che, finiti i conflitti, i malumori e le polemiche che attraversano la vita attiva, nella solitudine si entra in conflitto con se stessi? Io, appunto, ho sempre cercato di evitarlo, e mi sono circondato di tanti che mi irritano, a cui posso attribuire le colpe che da solo dovrei attribuire a me stesso. Così, dialogo con Montaigne, cercando di smentirlo per non trovarmi nelle sue condizioni. Ci sarà un giorno in cui mi fermerò? A questo punto, non me lo auguro.

Commenti

attilio.baldan@...

Gio, 18/10/2018 - 18:12

Una non piccola differenza consiste nel fatto che Sgarbi i propri sassolini se li toglie sempre, mentre il povero Montaigne, i suoi calcoli renali - malgrado le peregrinazioni attraverso le fonti diuretiche di vari Paesi - dovette tenerseli.

Ritratto di Giano

Giano

Gio, 18/10/2018 - 23:22

Sembra che Sgarbi, nelle sue riflessioni, tratti argomenti e temi diversi. In realtà, sia che parli di arte, di politica, di attualità, di cronaca, parla sempre di se stesso; ovvero racconta la realtà vista attraverso il suo Ego che è sempre in primo piano, anche quando sembra nascosto., Si guarda allo specchio e si racconta, pensando che quello che vede non sia il suo riflesso, ma il mondo. E’ un vizio comune agli intellettuali. La differenza con gli altri è che Sgarbi sa che questo è un inganno, ma essendo una persona intelligente sa che è nella natura umana, e non se ne fa una colpa. Mi ricorda una vecchia battuta di una persona dall’ego smisurato che si rivolge ad un’amica: “Ora basta parlare di me, parliamo di te: cosa pensi di me?”.

mich123

Ven, 19/10/2018 - 00:38

E c'era bisogno di andare così lontano...bastava chiedere a Di Maio: prima o poi dovrà pagare per tutti i capra, capra, capra..........

Ritratto di Giano

Giano

Ven, 19/10/2018 - 07:04

Sembra che Sgarbi, nelle sue riflessioni, tratti argomenti e temi diversi. In realtà, sia che parli di arte, di politica, di attualità, di cronaca, parla sempre di se stesso; ovvero racconta la realtà vista attraverso il suo Ego che è sempre in primo piano, anche quando sembra nascosto., Si guarda allo specchio e si racconta, pensando che quello che vede non sia il suo riflesso, ma il mondo. E’ un vizio comune agli intellettuali. La differenza con gli altri è che Sgarbi sa che questo è un inganno, ma essendo una persona intelligente sa che è nella natura umana, e non se ne fa una colpa. Mi ricorda una vecchia battuta di una persona dall’ego smisurato che si rivolge ad un’amica: “Ora basta parlare di me, parliamo di te: cosa pensi di me?”.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Ven, 19/10/2018 - 09:10

Un po' pasticciata la soluzione di Vittorio. Invece mi identifico in pieno con Montaigne. Superata la stagione 'aggressiva', febbrile, 'rabbiosa' della nostra vita, è risolutivamente saggio distanziare ogni coinvolgimento nel sociale, il più possibile, senza drasticità. Come, saggio, è cercarsi nel silenzio, nell'intelligente spazio realizzato nel tempo, dove si ritrova il Genius loci, ampiamente gratificante. Dove poter mettere ordine nel Passato, sempre e per tutti furibondo. Costruendovi sopra ragioni opportune, certamente molto sofisticate, convergenti nell'autoindulgenza, relativistica. -9,10 - 19.10.2018

attilio.baldan@...

Ven, 19/10/2018 - 14:13

Sembra pure una dichiarazione ricalcata sui sonetti di Ugo Foscolo, "In morte del fratello Giovanni" e "Alla sera": "S'io non andrò sempre fuggendo di gente in gente" e "quello spirto guerrier ch'entro mi rugge". Ma, in realtà, Sgarbi ricorda di più il D'Annunzio e Malaparte.

Ritratto di scappato

scappato

Sab, 20/10/2018 - 00:10

Dopo una vita alquanto movimentata mi sono ritirato in una piccola casa su una piccola isola nel Sud Est asiatico. Mai stato meglio.

STREGHETTA

Sab, 20/10/2018 - 18:11

“ Il difficile mestiere di vivere “ - Interessante articolo, con un pizzico di bizzarria ma anche una vera e sentita riflessione. Quel che desideriamo e ci prefiguriamo bello e desiderabile, come il reincontrare noi stessi, come quella sorta di otium philosophicum a cui poterci abbandonare coltivando quel che ci piace.. quando poi finalmente l'abbiamo ci pone in realtà anche problemi. Forse, volendo esagerare, ci pone il problema della vita e di quel che ci facciamo. Le cose " esterne", il battagliare, il poter scaricare anche colpe o individuare le cause del malessere al di fuori di noi, ci fanno reagire di pancia, e lo scorrere del sangue nelle vene ci fa magari bypassare la nostra interiorità. Invece il ritrovarci con noi stessi, che è tipico dell'ozio e dell'espandersi della nostra libertà individuale, senza sconti ci porterà al nocciolo dei problemi. Ecco perchè tanti fuggono nella perenne azione ( in quello che chiamano vivere ) finchè hanno un attimo di vita.