L'harem di Leonardo ha una nuova principessa

L'attribuzione della pergamena riscoperta nel 2007 sembra solida. La nobildonna ritratta potrebbe essere la figlia di Ludovico il Moro

La chiamano Bella Principessa , e potrebbe essere Bianca Sforza, figlia di Ludovico il Moro e della sua amante Bernardina De' Corradis. Di certo è una giovane dama raffigurata di profilo, come avveniva nei ritratti nuziali, in un dipinto su pergamena. Sino a qualche anno fa era ritenuta di scuola tedesca del XIX secolo. Poi, in seguito all'acquisizione da parte del collezionista canadese Peter Silverman, è stata oggetto di un'attenta riconsiderazione, che ha portato a ridatarne la realizzazione alla fine del Quattrocento, e a indicarne l'autore in Leonardo. L'attribuzione è stata promossa da Martin Kemp, professore di Oxford, e ha poi ricevuto la conferma dei più autorevoli storici dell'arte italiani, da Mina Gregori a Claudio Strinati, così come di Nicholas Turner, docente all'università di Manchester. Sino a conquistare Vittorio Sgarbi, che la porterà in mostra a Urbino, dove è assessore alla rivoluzione con delega alla cultura. Sgarbi spiega che il ritratto, eseguito con inchiostro e gessetti colorati, è certamente autentico, e forse autografo. «I quattro quinti delle opere che sono nei musei sono attribuiti e non documentati. Questo vale per i due San Francesco di Caravaggio, o per gli affreschi di Schifanoia: non c'è nulla che ci dica che sono di Ercole de' Roberti, se non l'occhio di Roberto Longhi». E dunque la Bella Principessa secondo Sgarbi è «schiettamente leonardesca». Prima di entrare in possesso di Silverman era stata pubblicata nel 1998, in occasione del passaggio in asta da Christie's a New York, allorché la vedova di Giannino Marchig, artista e collezionista triestino, decidette di venderla. Portava una stima tra i 12mila e i 16mila dollari. Se l'assicurò Kate Ganz, mercante d'arte, per il prezzo di 21.850 dollari, che la rivendette nel 2007 a Silverman. Oggi a Londra ne hanno calcolato il valore in 130 milioni di sterline e la copertura assicurativa in vista della sua esposizione a Urbino è di 100 milioni di euro.

Ma l'aspetto probabilmente più croccante della vicenda della Bella Principessa riguarda il pezzo di storia ancora mancante. Com'è arrivata nelle mani di Marchig, pittore e restauratore di fiducia di Bernard Berenson? La pergamena era montata su di un'antica tavola di quercia. Marchig la riteneva opera del Ghirlandaio e quando Jeanne, la vedova, seppe che gli esperti di Christie's la consideravano nient'altro che un pastiche ottocentesco, tentò di intraprendere un'azione legale contro la casa d'aste. Fu Silverman, intuendo che poteva appartenere all'ambiente leonardesco, a sottoporla per la prima volta a diversi studiosi. Kemp, dopo avere analizzato le scansioni effettuate in un laboratorio parigino, azzardò che la bella principessa potesse essere Bianca Sforza, figlia illegittima di Ludovico Sforza, morta tragicamente a soli 13 anni dopo il matrimonio con Galeazzo Sanseverino nel 1496. Le analisi scientifiche permisero di mettere in evidenza alcuni aspetti tecnici dell'esecuzione, tra cui l'utilizzo del palmo della mano destra per modellare l'incarnato e sfumarne i colori, proprio come faceva il maestro di Vinci. Emersero inoltre tre fori procurati da un ago sul margine sinistro, a indicare che il foglio di pergamena era stato asportato da un manoscritto o da un libro di qualche genere. Un professore dell'università della Florida del Sud, David R. Edward Wright, suggerì allora che la pergamena fosse stata strappata da un codice conservato nella Biblioteca Nazionale polacca di Varsavia, un incunabolo milanese del 1490, conosciuto con il titolo di Sforziade , perché raccontava la vita e le gesta di Francesco Sforza, padre di Ludovico, che ne aveva ordinato una versione italiana in quattro volumi, decorati dai migliori miniaturisti dell'epoca. Il Moro lo usava come omaggio ai suoi ospiti: la copia ora a Varsavia era stata realizzata in occasione del matrimonio tra Bianca e il Sanseverino, capitano delle forze di Ludovico.

Potremo dunque apprezzare da vicino la pergamena nella sede del Palazzo Ducale di Urbino, dove sarà visibile dal 6 dicembre al 18 gennaio, a stretto contatto con Piero e Raffaello, e in un luogo che, secondo recenti ricerche, sarebbe legato alle vicende familiari della Gioconda , identificabile in Pacifica Brandani, urbinate e amante di Giuliano de' Medici. Per Leonardo, come spiega ancora Sgarbi, si tratta allora di «un ritorno a Urbino». Ma la Bella Principessa che posto occupa tra le donne dipinte da Leonardo? Richiama da vicino la Belle Ferronnière del Louvre. Eppure per decidere se esporla a Palazzo Braschi a Roma, il Comune voleva nominare una commissione di tre saggi. Che poi, al momento della verifica sul campo, in un caveau ginevrino, si sarebbero eclissati. Così sono entrati in gioco Sgarbi e Urbino. «Abbiamo vissuto anni di cospirazioni leonardesche, in cui ci sono state proposte autentiche croste», spiega Vittorio. «Qui siamo invece di fronte alla proposta più interessante da molti anni a questa parte. Certo, non è possibile affermare con sicurezza assoluta che appartenga a Leonardo e non, ad esempio, a un suo allievo in grado di raggiungere altissimi livelli qualitativi, come Ambrogio De Predis. Quella della Bella Principessa è però una mano sensibilissima, e il profilo della dama è rimarcato da una sorta di aura che mi fa venire in mente le solarizzazioni di Man Ray, e che ritengo uno specifico di Leonardo». Nell'harem di Leonardo starebbe insomma in una posizione di privilegio. E anche in quello di Sgarbi.

Commenti
Ritratto di marforio

marforio

Sab, 29/11/2014 - 13:41

Eccellente.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 29/11/2014 - 19:12

Premetto di essere un assoluto dilettante in campo artistico-critico. Confesso, però, di essere perplesso. Siamo certamente di fronte ad un eccellente disegno, ma il profilo, specie il naso, mi sembrano, almeno dalla foto, non essere 'sfumati' nello stile leonardesco. Mi sembra, come dire, troppo 'colorata' e 'tornita', più che 'sfumata'. Del resto anche dall'articolo non traspare assoluta certezza: "indicarne l'autore in Leonardo", "forse autografo", "schiettamente leonardesca", "non è possibile affermare con sicurezza assoluta che appartenga a Leonardo" dice Sgarbi. Non discuto, ovviamente, la competenza di Strinati e della Gregori, ma oso dire che 'non mi suona', nel vederla, immediatamente la mano del grande vinciano.