L'impresa più difficile di Charles Lindbergh? Salvare il matrimonio

Che cos'è un eroe? L'intera vita di Anne Morrow è stata il tentativo di rispondere a questa domanda, che in lei spuntò a ventun anni, quando il destino le fece incontrare l'uomo più famoso del mondo: «Colonnello Charles Lindbergh. Lucky Lindy. L'aquila solitaria. C'era mai stato un eroe come lui prima di allora? Senza fiato, mentre tentavo di riprendermi dal fulgore accecante e dorato scatenato dalla sua presenza, mi dissi che non aveva eguali. Non potevano competere con lui neppure Cristoforo Colombo o Marco Polo: ai loro tempi il mondo era diverso, più vasto, e persone, paesi, continenti interi erano nascosti gli uni agli occhi degli altri».
Anne allora era una studentessa del New Jersey, in New Mexico al seguito del padre, socio della J.P. Morgan, senatore, ambasciatore e consulente finanziario di Lindbergh, l'eroe che, siamo quasi a Natale del 1927, ha compiuto da appena sette mesi l'impresa inosabile: essere a New York oggi e a Parigi il giorno dopo...
È con l'incontro tra Anne e Charles che si apre il romanzo storico di Melanie Benjamin (tra i più venduti della stagione scorsa negli Stati Uniti) La moglie dell'aviatore (Neri Pozza, pagg. 416, euro 18; in uscita il 20 marzo), ricostruzione accurata quanto sorprendente della biografia di una donna che si rivelò nella storia americana come «icona del matrimonio», ma che la vita narrata in questo libro - complice «il rapimento Lindbergh», tragico fatto di cronaca di cui la famiglia fu vittima - svela invece come iconica riserva di complesse contraddizioni.
La classe sociale, ma ancor più il codice comportamentale, cui Anne aderisce è lo stesso dei Kennedy o di Henry Ford: «Non si devono» avere idee sul futuro, non è necessario. Ma è permesso sognare «storie scandalose» - a patto di non viverle: «Mi vedevo vagare qua e là come un'attrice in una commedia, destinata ad attendere in eterno il suo turno. Non riuscivo a proiettarmi al di là del diploma di laurea; avevo sempre avuto la vaga idea di mettermi a scrivere, ma cosa diavolo avrei potuto scrivere?». Così pensava la donna che sarebbe stata scrittrice, aviatrice, saggista, ma soprattutto fonte di ispirazione per le americane, e non solo, del Ventesimo secolo, e che le avrebbe viste tutte, le loro battaglie, prima di spegnersi, nel 2001 a 95 anni, con l'unico rimpianto di non aver potuto salvare suo figlio.
Quarantamila miglia di esplorazione aerea su cinque continenti, prima americana in volo in aliante con licenza, autrice di Dono dal mare (1955) che ispirò per un bel pezzo la popolazione femminile degli States, la Morrow sposò il suo eroe un paio d'anni dopo averlo conosciuto: «Nulla avrebbe potuto prepararmi al matrimonio con un uomo come Charles Lindbergh, tanto diverso dagli uomini che avevo conosciuto prima di lui: banchieri, avvocati, professori universitari... Ero già riuscita a pilotare un aereo solo perché lui era convinto che ne fossi capace. Cos'altro sarei riuscita a fare?».
Lo sposò e le nubili americane non glielo perdonarono mai. Lo sposò e le stelle del cinema li implorarono di trascorrere la luna di miele nelle loro ville. Lo sposò dopo aver passato la settimana prima delle nozze da una chiesa all'altra per depistare la stampa. Lo sposò e visse felice fino al terribile giorno in cui, per la seconda volta in cinque anni, il nome di Charles Lindbergh fu di nuovo sulla bocca di tutti: «“Anne, hanno preso il nostro bambino” mi disse mio marito». Charles jr. ha venti mesi quando viene rapito. La richiesta di riscatto ammonta a 50mila dollari. Un corpo che sembra il suo verrà ritrovato due mesi dopo: il giallo di Agatha Christie Assassinio sull'Orient-Express, J. Edgar di Clint Eastwood o Il complotto contro l'America di Philip Roth raccontano diverse versioni della vicenda, rimasta per sempre oscura. Anne pianse per anni per quella scomparsa, seppellendo sogni e speranze insieme al cadavere di suo figlio e Charles non glielo perdonò mai: «Mi umiliò, definendomi una persona debole, irrimediabilmente distrutta. “Che terribile perdita di tempo” continuò nel suo tono distaccato e superiore. “Pensa a tutto quello che potresti fare. Invece continui a crogiolarti nel tuo dolore... Volevi scrivere un grande libro, no? Cos'hai fatto negli ultimi anni? Cosa?”». Eppure i Lindbergh non divorziarono.
Dopo quattro anni, la coppia è accanto ai Göring ad ammirare la Gioventù hitleriana: «Parevano tutti ben nutriti, puliti e felici. Tutti alti, biondi. Simili a mio marito, capii trasalendo... Si sarebbe mimetizzato alla perfezione nella folla di tedeschi che agitavano allegri quelle strane bandiere naziste. Non c'era da stupirsi che si sentisse a casa». Anne coverà rabbia per anni verso Charles e si sentirà per sempre un burattino nelle sue mani, specie per le accuse di simpatie naziste: «Chi avrebbe potuto credere che una moglie agisse di propria iniziativa?». Eppure i Lindbergh non divorziarono.
Quello su cui il romanzo più o meno tace però - nonostante l'exergo - è la più che presunta storia d'amore tra Anne e Antoine de Saint-Exupery durante il soggiorno di quest'ultimo negli Stati Uniti, tra il 1941 e il 1943. Fu l'unica incursione di Anne in quelle «relazioni scandalose» che qualsiasi donna dovrebbe concedersi prima di diventare «un'anziana e deliziosa signora coperta di scialli». Relazione di cui, a quanto pare, persino Charles fu a conoscenza. Eppure i Lindbergh non divorziarono. Che cos'è un eroe?