Lino Pellegrini, inviato di guerra e di pace in tutto il mondo

Arrivava in punta di piedi, salutava con un «buongiorno» stentoreo, un po' teatrale, metteva il bastone sotto il braccio, quel bastone che forse era soltanto un vezzo, e chiedeva il permesso di fare qualche fotocopia. Ci pensate? Lino Pellegrini, il sodale di Curzio Malaparte che a lui s'ispirò per il suo Kaputt, il cittadino di tutto (ma proprio tutto) il mondo, oceani compresi, l'inviato per eccellenza di guerra e di pace che teneva casa ovunque e da nessuna parte, chiedeva a noi, scribacchini con la metà dei suoi anni e già doppiamente ingobbiti, rispetto a lui, dalle misere battaglie quotidiane con il computer, il permesso di fare delle fotocopie!
Uomo d'altri tempi, quelli attuali Pellegrini li sopportava come fossero una tormenta a Leningrado, una tempesta di sabbia nel Sahara, un'immersione in cerca del cacciatorpediniere «Nullo». Se li faceva scorrere sotto i baffetti bianchi, sotto i piedi che avevano calcato i palcoscenici della Storia del Novecento. Nato a Paese, nel Trevigiano, aveva fatto dell'intero pianeta il proprio paese. Tre anni fa, intervistato dal nostro Cristiano Gatti in occasione dei suoi 95 anni, aveva ricordato l'esordio di avventuroso testimone al servizio di un pubblico allora molto più di oggi attento e partecipe alle narrazioni in prima persona. «Nell'agosto del '39, a 24 anni, mi trovo nell'estremo nord della Finlandia, in un fiordo sull'oceano Artico. Casualmente trovo un peschereccio italiano, “Il Tonno”, però impegnato a cercare merluzzi. Chiedo di imbarcarmi: così, per il gusto di provare. I pescatori mi accolgono, salpiamo in alto mare, ma dopo pochi giorni scoppia la guerra».
Viaggi e libri, articoli e memorie, testimonianze raccolte e regalate a futura memoria. Questo è stato Lino Pellegrini per il Giornale e per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.