L'ispettore Balistreri non dimentica e torna a indagare nell'inferno libico

Sono i versi di due canzoni emblematiche a siglare in maniera definitiva un romanzo come Il male non dimentica (Marsilio) di Roberto Costantini, il terzo fortunato episodio che conclude la trilogia da lui iniziata con Tu sei il male (2011) e Alle radici del male (2012). Due canzoni che parlano di disillusione come Bird on a Wire di Leonard Cohen e Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Ci sono infatti due ritornelli che ritornano frequentemente nella testa del commissario capo della Omicidi Michele Balistreri. Cohen canta: «come un uccello sul filo. Come un ubriaco in un coro di mezzanotte. Ho cercato a modo mio di essere libero. Come un verme sull'amo. Come un cavaliere in qualche libro antico e fuori moda. Ho conservato i miei brandelli per te». Per Cohen un uomo può imparare a sopravvivere nonostante tutto ed è quello che fa un personaggio tormentato e scomodo come Balistreri. E Modugno che intona «credo che un sogno così non torni mai più» gli fa ricordare l'ultimo vero giorno di felicità vissuto con la sua famiglia mentre guardava in bianco e nero davanti al televisore Marelli la finale di Sanremo del 1 febbraio 1958 a Tripoli.

Fra le pagine de Il male non dimentica troviamo Michele Balistreri che vive come un reduce: «La caccia all'Uomo Invisibile era stata l'ultima indagine che aveva condotto sul campo, l'ultimo colpo di pistola sparato, l'ultimo assalto dei sentimenti. Da allora gli erano rimasti solo la sua casa e quell'ufficio - sigillato rispetto al mondo dai doppi vetri e dalle persiane - impregnato dell'odore del fumo e del whisky, dove ogni giorno, appena finiva di firmare inutili scartoffie, poteva sdraiarsi sul vecchio divano di pelle e ascoltare la musica di Cohen lasciando fuori almeno per un po' l'immensa bellezza e l'inevitabile schifezza della città, del Paese». Sarà la giornalista Linda Nardi a convincere il commissario ad occuparsi della morte di Melania Druc e di sua figlia. Questo costringerà Balistreri a fare i conti con il suo passato e lo porterà a spingersi nella Libia sconvolta nell'estate del 2011 dai bombardamenti della Nato. Nei precedenti Tu sei il male e Alle radici del male Costantini era stato abilissimo nel descrivere la salita al potere del colonnello Gheddafi e le condizioni dei coloni italiani a Tripoli negli anni Sessanta. Ora lo scrittore riesce a fare immedesimare i lettori nei fatti che portano alla Primavera Araba e alla caduta del colonnello. Pagine come quelle del massacro dei ribelli di Zawia descrivono in maniera inquietante il clima di «obbedienza e terrore» imposto da Gheddafi ai suoi sudditi.