L'onanismo artistico di chi cerca lo scandalo con la patta aperta

A l lupo, al lupo! Ieri i giornalisti del rione Italia si sono scoperti come tanti piccoli Cappuccetto Rosso, con il quotidiano sotto il braccio e la merenda nello zaino. La parte del lupo l'ha fatta l'arte, incarnata dal danzatore, coreografo e performer Frank Willens, californiano che lavora a Berlino, non proprio uno sconosciuto (come maestro di ballo ha seguito Paul McCartney in due tour mondiali), il quale, nel mezzo della piazza a Santarcangelo, ha ballato come mamma l'ha fatto, nudo adamico, infine ha ruotato il membro e se l'è fatta in faccia, si è pisciato addosso, intorno, ovunque. Apriti cielo. Anzi, apriti patta. I giornalisti, spaventati dall'arte, hanno urlato «al lupo, al lupo!»; i politici, che in ogni occasione vedono una crisi di governo, idem. Silvia Bottiroli, direttrice del Festival di Santarcangelo, ha fatto la parte della nonna di Cappuccetto Rosso: la giustificazione culturale alla pisciata pubblica è esilarante, meglio degli articoli giornalistici. La Silvia si è sentita in dovere di spalancare l'enciclopedia accademica, spiegandoci che «nello specifico, lo spettacolo è costituito da un inanellarsi di citazioni che – da Nijinski a Pina Bausch, da Merce Cunningham a Trisha Brown, da Yvonne Rainer a Xavier Le Roy – presentano estratti degli spettacoli che hanno fatto la storia della danza», citando, inoltre, la “non danza” di Jerome Bel e «la celeberrima Fontaine di Marcel Duchamp», mettendo la didascalia sul danzatore piscione, «che si fa fontana, facendo sgorgare uno spruzzo di pipì, nella posa del Manneken Pis di Bruxelles». Ci mancava pure il Manneken Pis, il pupo che fa la pipì, sbalzato nel bronzo belga.

Tre considerazioni per capire l'evento. Uno. Se un'opera d'arte (chiamiamola così, perché il contesto la rende tale: se pisci all'interno del Festival di Santarcangelo citi Duchamp e il pischello di Bruxelles, se pisci senza far parte del Festival ti denunciano per atti osceni in luogo pubblico) ha bisogno di tre pagine di spiegazioni per essere capita, non è arte, è un esercizio di onanismo, non più una pisciata ma una masturbazione. E se il Festival di Santarcangelo ha bisogno di questi mezzi per far parlare di sé, dopo 45 anni di più o meno onorevole carriera, beh, è giunto il momento di rivoltarlo come il calzino il teatro «di ricerca». Due. Bisogna indignarsi per chi piscia ovunque, membro all'aria, per strada, nei parchi pubblici, nelle stazioni. In quel caso (un caso che squarcia un problema sociale grave) tutti ciechi di fronte all'osceno. Certo, nel regno dell'edonismo sfrenato siamo diventati un popolo di perbenisti: che senso ha spaventarsi per una pisciata artistica quando in rete dilagano le scene di pissing, potete scaricarvi video qualunque di erotismo estremo, ma anche clip con dissezioni di cadaveri, siti necrofili, quelli che godono ammirando gli incidenti mortali e simili schifezze? Questa è la realtà. Inaccettabile. Inguardabile. Meglio, da buoni Cappuccetto Rosso, pigliarsela con il lupo cattivo. Tre. La Riviera degli eccessi si scopre perbenista. Prima le donzelle scandalizzate dal culetto indorato di dentifricio scelto da Maurizio Cattelan per rappresentare Rimini (ma il manifesto più bello raffigura una fanciulla estatica con un bicchiere in mano, pieno fino all'orlo di una sostanza giallognola che ricorda tanto la pipì...), ora il pisciatore pubblico. La terra dell'avanguardia, della tendenza, della provocazione permanente si rivela bigotta. L'Italia sta davvero cambiando. Passano il tempo a occuparsi di pisciatine, ignorando le vere magagne.