La Londra del '700 sembra la Canterbury di Geoffrey Chaucer

È un rigore calciato a porta vuota, per i quartadicopertinanti. L'epoca è il Settecento, la materia è pruriginosa, ci sono più corna che in un cesto di lumache, si tromba incipriati e imparruccati, ci si maschera persino... Come può non essere qualcosa di limitrofo a Le relazioni pericolose? Certo, è un romanzo almeno parzialmente epistolare, ma le noiose menate da alcova di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos (Viendalmare, sorge spontaneo aggiungere) restano di fatto distanti da questo Il teschio e l'usignolo (Neri Pozza, pagg. 431, euro 18, traduzione di Chiara Brovelli), romanzo d'esordio di Michael Irwin, paludato prof universitario di Canterbury il quale forse, più che al Pierre-Ambroise-François etc di cui sopra si sarà ispirato, con l'ausilio del genius loci, ai Racconti di Canterbury dell'elegante guardone Geoffrey Chaucer, versione inglese del nostro sublime Giovanni Boccaccio.
E dunque, c'è un ragazzo inglese di 23 anni dotato di studi a Oxford che torna in patria dal suo Grand Tour europeo, Parigi e Italia comprese. Orfano, è finito da bimbetto fra i tentacoli del tutore Mr. Gilbert che ora non lo molla più, gli sta addosso come un molestatore gay da giardinetti. Senti, mio caro, gli dice, io che me la passo da eremita nella mia tenuta del Worcestershire vorrei tanto, tramite te, conoscere la vita vera che si vive a Londra, la vita sporca, peccaminosa, brillante e buia della grande città, quindi facciamo così: io ti fornisco tutto il conquibus che ti serve e tu in cambio me lo racconti per lettera, il mondo che mi è precluso, e beninteso, senza lesinare sui particolari piccanti...
Richard Fenwick non se lo fa ripetere due volte: che cosa mi costa? Vivo a sbafo e in più mi diverto a raccontare quel che mi passa per la testa, meglio di così... Il bamboccione Fenwick non ha l'allure del visconte di Valmont creato e distrutto tramite acconcio duello da Pierre e ciò che segue. Men che meno ha il ghigno acchiappafemmine sciorinato da John Malkovich nella trasposizione cinematografica dell'orgia in trine e belletti firmata Stephen Frears nel 1988. Ma la sua fortuna, e il suo guaio, è l'avere, diversamente dall'altro, un cuore. Che brucia accanto alla fiamma infantile Sarah Kinsey, nel frattempo diventata Mrs Ogden. Potrà un marito geloso mandare in malora la sua vita gratuita? Non ve lo riveliamo per salvare la forma, ma ricordate che il «vissero tutti felici e contenti» si addice alle favole, non ai romanzi libertini.