Louis L'Amour, genio (negato) del western, ritorna in sella

Ci vorrà del tempo, perché quelli con la puzza sotto il naso siano disposti ad ammettere il suo valore letterario. Ma tanto lui era un uomo paziente, capace di resistere alle avversità. Basti dire che si è sciroppato una grande depressione caduta addosso alla sua infanzia sin lì dorata, il lavoro in miniera, i viaggi da marinaio, un numero incredibile di racconti pubblicati su riviste che gli rendevano pochissimo, una guerra mondiale e poi dei ritmi di scrittura che neanche un corriere del pony express su un mustang imbizzarrito.
Stiamo parlando di Louis L'Amour (1908-1988) lo scrittore western più letto del mondo: si parla di almeno 225 milioni di libri venduti. E se in Italia il suo nome rischia di non dire nulla ai più, moltissimi hanno visto i film tratti dai suoi romanzi. Giusto per citarne qualcuno: Hondo (con John Wayne) e Il diavolo in calzoncini rosa (con Sophia Loren e Anthony Queen). Ora nelle librerie torna, dopo anni, un suo romanzo. Si intitola Lo svelto e il morto (pagg. 192, euro 10) e apre la nuova collana western dell'editore Meridiano Zero. Il libro (del 1973) è uno splendido compendio di tutto ciò che ci deve essere in un romanzo di frontiera. C'è l'eroe selvaggio e solitario, c'è il pistolero Valliant, rapidissimo con la colt ma carico di ambiguità. Ma c'è anche una famiglia di coloni, i McKaskel, che si avventurano in un ambiente ostile e finiscono nel mirino di una spietata banda che prima spara e poi chiede. Sarà appunto Valliant che, apparentemente senza un perché, gli insegnerà a sopravvivere.
La poetica della sopravvivenza, dell'istinto e della necessità di convivere con la violenza, senza esserne sopraffatti, è un marchio di fabbrica di L'Amour. E ha influenzato tantissimi scrittori americani. Alcuni, come Cormac McCarthy, lo ammetterebbero, altri con più pretese e meno classe no. Però L'Amour, anche se misconosciuto, è lì e fa capolino. Un giorno qualcuno dovrà prendersi la briga di dire che è stato un maestro generoso. Forse non un gigante, ma certo uno che ha lottato per ogni pagina dei suoi più di cento romanzi e raccolte di racconti. E quella lotta è stata davvero un magnifico duello all'ultima pallottola.