La lunga estate calda nella Scozia del 1955

«Era l’estate della fornace, un ghetto nel tempo, quando il rock’n’roll era solo una voce sussurrata di cose nuove e il divorzio era qualcosa che lui pensava la gente facesse in America». Non è l’incipit del romanzo, ma avrebbe potuto esserlo. La fornace (Giovanni Tranchida Editore, pagg. 402, euro 19,50, trad. Cristina Cigognini) dello scozzese William McIlvanney non è un libro di facilissima assimilazione e va letto in chiave introspettiva e letteraria. Tom Docherty, lo scrittore di Edimburgo che ne rappresenta l’io narrante, ricostruisce se stesso attraverso la rievocazione dell’estate del 1955, in un processo di reinterpretazione scanzonata dello scorrere degli anni. Decisamente consigliato a chi ama le penne fini e i ritratti profondi.