L'uomo del futuro schiavo dei computer? Non è fantascienza

In futuro l'uomo potrebbe essere l'animale da compagnia dei computer, nuova «specie» dominante del pianeta Terra. Sempre che le macchine non decidano di fare a meno di noi, ormai obsoleti nel nuovo panorama. Oppure potremmo essere in cammino verso l'epoca del post-umano, grazie all'ibridazione tra esseri umani e menti artificiali. Sono scenari-tipo della fantascienza, e qui citeremo solo HAL 9000, l'umano troppo umano computer cosciente (e ribelle) di 2001. Odissea nello spazio , il film capolavoro di Stanley Kubrick del 1968. Ma sono anche possibilità concrete, come ricorda Stephen Hawking, l'astrofisico inglese paralizzato da una malattia simile alla SLA, in una intervista concessa alla Repubblica . Ecco il passaggio: «L'intelligenza artificiale finirà per svilupparsi da sola e crescerà a un ritmo sempre maggiore. Gli esseri umani, limitati dalla lentezza dell'evoluzione biologica, non potranno competere con le macchine, e un giorno verranno soppiantati. I computer raddoppiano velocità e memoria ogni 18 mesi. Il rischio è che prendano il potere».

Hawking evoca la teoria della singolarità: un'accelerazione esponenziale dello sviluppo tecnologico che potrebbe condurci, alla fine di questo secolo, a traguardi inimmaginabili in ogni settore. Anzi, Ray Kurzweil, tra i principali sostenitori della singolarità, indica una data vicina, il 2029: entro quindici anni le macchine dimostreranno di essere coscienti. Da lì in poi si avanzerà senza sosta, bruciando tappa dopo tappa. Cyberspazio, nanotecnologia, intelligenze artificiali, medicina: tutto cambierà e ci cambierà.

Non è la prima volta che Hawking entra in argomento e non sempre ha usato toni apocalittici. Negli anni Ottanta, a esempio, disse che i computer avrebbero superato in intelligenza i loro creatori e formulato una teoria capace di spiegare ogni segreto della natura. Altri studiosi e filosofi, come Daniel Dennett o Marvin Minsky, hanno ipotizzato, con sfumature diverse, una simbiosi tra intelligenza umana e intelligenza artificiale in cui la distinzione fra «noi» e «loro» risulta superata. Con conseguenze pratiche sconvolgenti e implicazioni filosofiche abissali. Viene la tentazione di archiviare il tutto alla voce: problemi non urgentissimi. E forse sarebbe un errore. Il governo britannico già nel 2006 commissionò uno studio per valutare quali diritti civili riconoscere alle macchine nel momento in cui saranno coscienti di sé. I robot saranno cittadini a tutti gli effetti? Voteranno? Non voteranno? Se l'era già chiesto, fra gli altri, lo scrittore e scienziato Isaac Asimov nei suoi racconti più famosi.

Come abbiamo visto, non è necessario immaginare un domani alla Terminator . Nelle parole di Hawking comunque aleggia il dubbio di chi ha assistito all'innesco di un processo dagli esiti imprevedibili. Ricorda un po' quello che accadde con la bomba atomica, figlia indiretta della genialità di Albert Einstein? Speriamo di no.

Commenti

Mario Mauro

Ven, 05/12/2014 - 00:39

Tutto è possibile, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Dal punto di vista dei creazionisti (credo di esserlo anch'io, suggestionato più che altro dall'estetica del racconto e dalla michelangiolesca rappresentazione del divino)perchè Dio potrebbe benissimo decidere d'immettere il soffio vitale nelle macchine. Ma anche, sebbene in modo più stiracchiato, da quello scientifico degli evoluzionisti. Infatti perchè non potrebbe una molecola di materiale inerte modificare le proprie qualità fino a divenire compatibile con un moto autonomo fino a organizzarsi in un modo diverso ma simile al biologico? Qualsiasi ipotesi puo apparirci inverosimile ma non per questo possiamo permetterci di scartarla del tutto, sopratutto essendo consapevoli del poco che sappiamo rispetto all'infinito che immaginiamo.