Macché doppiogioco una vera «Talpa» lo fa almeno triplo

«Una vita dedicata al servizio della causa della giustizia, in cui ho creduto con sincerità e passione». Così Harold Adrian Russell Philby (1912-1988) era solito spiegare la sua attività di agente segreto. E proprio quella sua frase spicca dal 2010 al centro degli uffici del Centro di Informazioni dei Servizi Segreti Russi di Mosca.
Philby che in vita ebbe i soprannomi di Kim (in omaggio al celeberrimo personaggio creato da Rudyard Kipling) e H.A.R. (dall'abbreviazione dei suoi nomi di battesimo) era già stato omaggiato nel 1990, a soli due anni dalla morte, con un francobollo delle poste russe che portava la sua effigie. La sua rocambolesca vita da spia ha ispirato più di un romanzo ed è stata utilizzata come modello per le trame de Il fattore umano di Graham Greene, La talpa di John Le Carré, ma anche per Il quarto protocollo di Frederick Forsyth. Fin dal periodo in cui frequentava il college a Cambridge, il giovane Philby mostrava di non amare il modello della classe dirigente inglese e si appassionava allo studio della causa marxista e della rivoluzione bolscevica, facendo amicizia con quattro altri studenti (Donald MacLean, Guy Burgess, Anthony Blunt, John Cairncross) che assieme a lui comporranno il gruppo delle famigerate Cinque Stelle o Cambridge Five che decideranno di votarsi al comunismo e di entrare nell'Intelligence Service inglese solo per poterne smantellare dall'interno il sistema. Philby venne reclutato all'età di 22 anni come agente al servizio dell'Unione Sovietica lavorando prima per l'NKVD e poi per il KGB, e già negli anni Quaranta risulta essere passato al controspionaggio inglese svolgendo un incredibile attività di doppiogioco.
La pubblicazione del romanzo Il giovane Philby (Fanucci, pagg. 240, euro 16, traduzione di Olivia Crosio) di Robert Littell sembrerebbe ipotizzare che in realtà la spia abbia finto per tutta la vita di lavorare per i sovietici ma in realtà sia rimasta sempre fedele alla Corona Britannica, anche dopo la sua fuga a Mosca nel 1963, mettendo così in atto una sorta di incredibile triplo gioco. Le vicende raccontate in questo appassionante romanzo di formazione di Robert Littell coprono un periodo di trent'anni, dal 1933, quando Philby viene reclutato a Vienna dagli uomini dei servizi segreti russi, al 1963, quando lascerà il Libano (dove lavorava come reporter per l'Observer e l'Economist) per sparire in Russia dove verrà accolto come un eroe.
«Kim» Philby fuggirà da Beirut nel gennaio del 1963 portando con sé dieci scatoline di compresse digestive Arm & Hammer, indossando due maglioni e tenendo sotto braccio una copia tascabile di Orizzonte perduto di James Hilton che gli serviva per decriptare i messaggi inviatigli dai suoi contatti sovietici. Un unico pensiero lo accompagnò in quei momenti: che «per le spie e i rocciatori non esiste nessuna via d'uscita se non verso l'alto». Il libro di Robert Littell è un avvincente ritratto di giovane spia costruito come una sorta di pièce teatrale noir a incastro dove, di volta in volta, cambia l'io narrante e la prospettiva su Mr Philby e le sue peripezie.
La prima a fare le sue rivelazioni è Yelina Modinskaya, agente sovietico incaricato di smascherare i nemici del popolo, una donna gelida che sarà l'unica a ipotizzare il possibile tradimento di Philby nei confronti di Stalin. Fra i personaggi che narrano la vita di Philby spiccano poi Teodor Stepanovich, la spia russa che recluterà il giovane inglese a Vienna nel '33, e Guy Burgess, il suo compagno di Università dalle attitudini omosessuali che entrò anch'egli come doppiogiochista fra le fila del controspionaggio inglese per servire la causa marxista. E se alla spia inglese Marjorie Maxse spetta il compito di raccontare come il giovane Philby sia stato allevato fra le fila dell'Intelligence Service, è la comunista ebrea Litzi Friedman a svelare i primi approcci di Philby con l'altro sesso. Lei che diventerà sua moglie ci svela fin dalle prime righe del suo racconto come quel giovane inglese giunto per caso a Vienna sembrava vagare nel secolo sbagliato, «pareva venuto da un altro pianeta in cerca, senza dubbio, di avventura, una causa in cui credere, cameratismo, affetto, amore, sesso».
Un giovane che però ha già le idee ben chiare sul mondo e che parla con il cuore in mano a questa donna ex sionista la quale ha deciso di appoggiare la causa dei lavoratori austriaci. Le dice che «il comunismo è qualcosa di completamente diverso dallo stalinismo. Continuerà anche dopo Stalin e lo stalinismo. Per rispondere alla tua domanda: il male peggiore è sicuramente Hitler, che ha dalla sua l'esercito tedesco, e il fascismo, che ha stregato le masse tedesche».
Robert Littell propone ai lettori de Il giovane Philby una biopic avvincente, costruita con un alto livello di suspense incastrando realtà e fantasia in un romanzo che sviscera con passione il tema del tradimento degli ideali politici e sociali.