Manganelli, l'ascoltatore maniacale

Giorgio Manganelli era un fuoriclasse. Anche in fatto di musica. Nel 1980 venne invitato dal musicologo Paolo Terni su Radio3 come ospite del ciclo di trasmissioni La musica e i dischi di... rimanendovi per cinque puntate. Il format era semplice: un ospite in studio con cui chiacchierare di musica e dintorni. La trascrizione delle conversazioni con Manganelli venne pubblicata da Terni per Sellerio e ora torna in libreria in una nuova versione curata da Andrea Cortellessa e con alcuni valori aggiunti non trascurabili: Una profonda invidia per la musica (L'Orma, pagg. 158, euro 19) permette di sondare a fondo il rapporto con la musica di Manganelli che si definì, già dalla prima puntata, un «ascoltatore maniacale».

Il Manganelli musicofilo nasce in età adolescenziale, quando la musica è «come amuleto, come mediazione verso un mondo invisibile». Ecco i suoi preferiti: Wagner, in particolare l'Ouverture del Tannhäuser, amato «in modo fanatico», la «geometria dinamica» di Haydn, l'«urlo di bocche immobili» del «Dies irae» del Requiem di Mozart, il tema della morte che ritorna nel secondo tempo del Quintetto op. 44 di Schumann. C'è poi il Manganelli ascoltatore adulto, il primo disco acquistato - i Quartetti di Mozart dedicati ad Haydn, «un labirinto così straziante e allo stesso tempo così assolutamente, direi, immobile, così esangue, senza ferite» - che portò Manganelli ad essere «infatuato» della musica da camera: Haydn, Mozart, Beethoven. Riguardo la musica contemporanea, invece, se non stupisce troppo l'amore di Manganelli per lo Stravinskij neoclassico, sorprende l'apprezzamento per le Variations on America dello «strepitoso» Ives.

Una chicca del volume, in questa nuova edizione, sono i cinque articoli a tema musicale che Manganelli scrisse fra il 1976 e il 1989: Seviziato e luminoso su un concerto di Severino Gazzelloni (flautista del quale, quest'anno, ricorre il centenario), Enigma della superficie su Alberto Savinio, Genio scostante su Paradiso perduto di Penderecki da testo di Milton, Esorcismi di carta sulla notazione dalla polifonia cinquecentesca di Luzzaschi alle sperimentazioni di Stockhausen, Niente da dire sull'«assenza di idee» nella musica. Lui, invece, di idee sulla musica ne aveva parecchie. Una profonda invidia per Manganelli.