Marco Ghizzoni fra giallo e commedia all'italiana

Due generi come la commedia e il giallo all'italiana da qualche tempo stanno fondendosi in maniera fortunata. Lo dimostra il gradimento ottenuto da scrittori come Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Enrico Vanzina, Besola-Gallone-Ferrari (che con Operazione Madonnina e Operazione Rischiatutto hanno fatto loro la lezione noir ironica de I soliti ignoti). E che questa formula possa funzionare lo conferma Marco Ghizzoni, il quale esordisce da Guanda con Il cappello del maresciallo (pagg. 256, euro 16), una commedia degli equivoci e anche un giallo degli equivoci che scandaglia vizi e misteri della provincia italiana.
Fin dalle prime pagine del romanzo Ghizzoni dimostra di essersi formato sia alla scuola cinematografica di registi come Risi, Monicelli e Steno, sia di avere imparato a giostrare storie e personaggi da narratori come Guareschi, Soldati, Chiara, Camilleri e Vitali. Proprio all'autore bellanese Ghizzoni sembra aver assorbito il talento per i capitoli brevi, le situazioni imbarazzanti e i pettegolezzi di paese. Perfetto teatro delle vicende raccontate è l'immaginario borgo di Boscobasso, nel Cremonese. Un luogo dove tutti spiano tutti e dove non esiste segreto che non diventi pubblico nel giro di poche ore. Sicuramente ad allenare Ghizzoni all'ascolto di certe storie di paese e all'incontro con certi strambi personaggi ha contribuito non poco la frequentazione del bar gestito per anni dalla sua famiglia.
Il romanzo si innesca a partire dalla morte del liutaio Antonio Arcari, trovato cadavere alla stazione con i pantaloni calati, in una zona frequentata di notte dalle prostitute. La sua inconsolabile e procace vedova Edwige Dalbasso (il cui nome rimanda non casualmente alla tradizione boccaccesca cinematografica degli anni Settanta) farebbe di tutto per dare un degno riposo al proprio coniuge e questo non può che scatenare la libido del becchino comunale Luigi «Bigio» Bertoletti. A cercare di far luce sulla strana morte si metterà di buzzo buono il maresciallo dei carabinieri Nitto Bellomo, agrigentino trasferito da tempo in Lombardia, accompagnato dal brigadiere Mancuso e dall'appuntato Cannizzaro. E fra cadaveri che scompaiono e riappaiono e gente che mente e rimente sarà proprio l'ingenuo Cannizzaro a rimettere insieme i tasselli del puzzle, stilando una precisa ricostruzione dei fatti che dovrà stracciare per non inquietare i suoi superiori.