Medici di nome e di fatto: i segreti alchemici dei Granduchi stregoni

Alambicchi, veleni, ricettari, quadri e antichi laboratori. Tre secoli di (proto)scienza alla corte della famiglia toscana

"Il laboratorio dell'alchimista" di Jan Van der Straet

«Un'infinita varietà di fuochi, di fucine, di fornetti, e lambicchi» per esercitarsi a fondere metalli, trasformarli, studiarli. Era questo il vero regno dei Medici, descritto nel 1561 da Vincenzo Fedeli. L'ambasciatore veneziano aveva visto di persona il granduca Cosimo I affaccendarsi a produrre farmaci nella sua fonderia di Palazzo Vecchio. Dal 1582 il figlio Francesco I trasferisce le varie botteghe dedite alla fusione dei metalli, all'oreficeria, alla ceramica, alla lavorazione del vetro, del porfido e della porcellana al secondo piano degli Uffizi. Non lontano dunque da quella suggestiva Tribuna, da poco restaurata, che ne fu il nucleo originario con i suoi tesori di naturalia, mirabilia e pretiosa.
L'alchimia è stata la grande passione che ha affascinato, insieme all'arte, tutti i Medici dal Quattrocento a metà Settecento. Nel corridoio degli Uffizi, dove si facevano esperimenti all'avanguardia, lavoravano insieme ad artigiani e operai gli stessi granduchi. Il colto Francesco I cesellava in una sua stanza al «banco di gioie», mentre in un ambiente vicino giocava il figlioletto Antonio e non lontano riposava nella sua camera la moglie Bianca Cappello. Un quadretto famigliare che la dice lunga sulla modernità di quei signori.
A raccontare l'assiduo lavoro in queste botteghe non ci sono solo gli affreschi cinquecenteschi di Antonio Tempesta e Alessandro Allori nel corridoio di levante, ma una mostra originale: L'alchimia e le arti. La fonderia degli Uffizi: da laboratorio a stanza delle meraviglie, in corso agli Uffizi stessi. Sessanta opere (dipinti, sculture, incisioni, manoscritti, rimedi farmaceutici e libri) portano nella cultura e mentalità del tempo con i suoi sorprendenti segreti.
A creare e sperimentare ricette farmaceutiche furono Cosimo I e i figli Francesco e Ferdinando. Sistemate in preziosi cofanetti intarsiati le pastiglie in terra sigillata (con l'arma del granduca), destinate ad alti dignitari della corte e a sovrani stranieri, curavano con la terra dell'isola dell'Elba gli sputi di sangue, le febbri maligne, le dissenterie. Mentre un particolare olio, detto di contravveleno e formato con migliaia di scorpioni, era utile contro la peste. Balsami a base di piante o di mummie egizie lenivano fistole, bubboni e piaghe. C'era anche la mummia artificiale o chimica, preparata con le carni di un uomo perito di morte violenta, che addolciva i dolori ossei, mentre per il male mestruale andava bene la tintura di corallo. Come poi fossero usati i medicamenti lo illustrano eccezionali codici come Dell'elixir vitae libri quattro del domenicano Fra Donato d'Eremita edito nel 1624, vari trattati di medici ed eruditi.
Nelle fucine alchemiche, rappresentate in magnifiche tele dipinte da David Teniers il Giovane, Gérard Thomas, Giovanni Domenico Valentini, è visibile il lavoro dell'alchimista, una specie di dotto filosofo che consulta libri tra orci, padelle, catini, strumenti vari in bronzo e rame e bracieri di fuoco. Le Illustrazioni alchemicometallurgiche del 1530-1535 del pittore senese Domenico Beccafumi descrivono l'arte fusoria personificando i metalli e gli artefici, attraverso suggestive xilografie che precorrono -con arte - la pubblicità televisiva di dentifrici e detersivi.
E poi ci sono loro i Medici, Cosimo I in un marmo rosso frammentario progettato dal Buontalenti, Francesco I in un medaglione di porcellana e in un dipinto anonimo, Ferdinando I in veste di cardinale, il nipote don Antonio con un orecchino di perla, singolare rimedio per la sua malattia agli occhi. E ancora Ferdinando II, diventato granduca a undici anni, allievo di Galileo, protettore delle scienze e fondatore nel 1642 della Sperimentale Accademia Medicea con sede a Palazzo Pitti. Altro che disimpegnati.

La mostra: «L'Alchimia e le Arti» (Firenze, Galleria degli Uffizi, sino al 3 febbraio, catalogo Sillabe), a cura di Valentina Conticelli

Commenti

eglanthyne

Dom, 20/01/2013 - 17:56

Un grade famiglia!

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Jampa

Lun, 21/01/2013 - 00:17

Non me ne abbia, gentile signora Maurizia. Ma con un titolo come questo, mi sarei aspettato qualche informazione un po' meno superficiale. Non ravvedo, in ciò che qui leggo, alcun rapporto con la 'stregoneria' presunta dei Medici. Sembra di leggere in trasparenza un pieghevole commerciale più che un articolo di area culturale. La prossima volta andrà meglio, spero. Cordialità.

fishnchips

Lun, 21/01/2013 - 01:01

Alchemia, imparentata con la cabala. Il sapere destinato a pochi 'eletti' (da chi? Dio?), superbamente, astutamente e disonestamente negato alle 'masse'. "Una grande famiglia"? Solo nel numero di figli legittimi e ... illegittimi. Se cosi' fosse come mai fino all'avvento degli antibiotici epidemie mietevano vittime a migliaia? Molto meglio la vera medicina praticata da veri medici (questi si' meriterebbero la maiuscola) come Ludovico Settala che, per prevenire il contagio da peste bubbonica seggeriva - giustamente - di lavarsi semplicemente le mani.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 21/01/2013 - 19:57

Credo che le critiche (piuttosto ingiuste) all'articolo perdano di vista la prospettiva storica dell'età medicea e, più in generale, rinascimentale. Parliamo di un'età che si sta, con fatica, affacciando alla Modernità; per la quale l'idea di "mago" è strettamente associata all'arte di "meravigliare", in un ambito cortigiano certamente lontano dall'idea di chimica e di igiene moderna e più vicino alla pratica dell'alto artigianato, dell'oreficeria, delle "camere delle meraviglie". Per esempio la pratica dell'"anamorfosi" è un tipico espediente rinascimentale di virtuosismo tecnico-pittorico che, al tempo, era seguito con enorme interesse.

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KATYN1943

Mar, 22/01/2013 - 14:02

Come allora......anche ora la Casata Medici ha suscitato meraviglie ed invidie di bassa lega. Ve lo dice una fiorentina purosangue!!