Il mercato dell'arte fa goal a Bologna

Successo di pubblico e di compravendite ad Arte Fiera sotto la nuova direzione di Angela Vettese

A Bologna è tornato in scena il mercato dell’arte, quello che - a quanto pare - vive una dimensione parallela rispetto alla congiuntura e pare anzi approfittare felicemente dei periodi di crisi. Ma da un momento di crisi, ad essere sinceri, veniva proprio Arte Fiera di Bologna, la più storica delle mostre-mercato italiane. Troppe, sia ben chiaro, restano le fiere d’arte in Italia; una basterebbe e avanzerebbe, considerati gli annosi handicap fiscali di cui soffre il mercato nostrano.

Quest’anno è toccato alla nota giornalista-curatrice Angela Vettese tentare di risollevare le sorti di una kermesse - quella bolognese - che negli ultimi anni ha visto Miart crescere e superarla per qualità e internazionalità. La cura della Vettese, tuttavia, pare già aver dato i primi frutti. Rispetto alle edizioni passate, infatti, è apparsa evidente una scrematura delle gallerie, passate da duecento a 153, ma anche una maggiore attenzione ai progetti degli espositori e alla qualità delle opere degli stand. Siamo ancora lontani, sia ben chiaro, dagli standard europei e Arte Fiera rimane una fiera d’arte tipicamente italiana e che vede anche l’assenza di alcuni top player come Minini, Guenzani, Lia Rumma, De Cardenas etc.

Nonostante questo, la 41sima edizione ha brillato per partecipazione e qualità di pubblico (affollatissima la giornata di inaugurazione), e anche per compravendite e trattative, almeno a sentire i commenti soddisfatti dei galleristi. Più che l’arte «a la page», quella contemporanea, è ancora una volta l’arte moderna a trionfare a Bologna, e un Novecento high level visibile soprattutto negli stand delle gallerie di prima fascia: come Lo Scudo di Verona di Massimo di Carlo (straordinarie le opere di Vedova e Spagnulo), Mazzoli (bellissimi Katz e Schifano) e la galleria di Giulio Tega che esponeva i grandi progetti di Christo. E allora Bologna si conferma comunque un appuntamento da non perdere per il collezionismo italiano e lo sguardo della Vettese certo porterà negli anni un tocco di sprovincializzazione; a partire già dalla prossima edizione, ha promesso la docente, sarà più evidente anche la presenza di gallerie straniere, che a Milano e Torino spopolano.