La Mondadori punta su aNobii Ecco perché

Ieri, a Milano, Mondadori ha presentato l'acquisizione di aNobii, il social reading con base ad Hong Kong appena entrato nel gruppo di Segrate. L'operazione, di cui sono gelosamente custoditi i costi, si inserisce nello sviluppo di una strategia digitale di cui il più grande editore italiano non può più fare a meno. Giusto per fare un esempio, anche un gigante come Amazon ha deciso di acquisire GoodReads che è un'ottima piattaforma social dedicata ai libri (più di 10 milioni di utenti). Nel caso di aNobii, che proprio come GoodReads è nato nel 2006, i numeri sono decisamente più bassi, si parla di un milione di utenti. Però lo zoccolo duro di italiani è molto forte: attorno ai 300mila iscritti di cui circa 200mila attivi. E se la storia di aNobii negli ultimi tre anni è stata travagliata - un certo ritardo tecnologico e sballottamenti di proprietà che hanno visto il social finire nella mani di un operatore della grande distribuzione inglese (Sainsbury) che tentava di trasformarlo in uno store - l'arrivo di un editore forte potrebbe davvero creare una sinergia virtuosa. Il punto non ancora chiaro era proprio su che tipo di sinergia.
Ieri sia il fondatore di aNobii, Greg Sung, volato a Milano per l'occasione, sia il numero uno di Mondadori libri, Riccardo Cavallero, hanno spiegato cosa aspettarsi dalla partnership. L'investimento, ha spiegato Cavallero coadiuvato da Edoardo Brugnatelli, chiamato da Mondadori a seguire il progetto, non mira «a ricavi diretti per i prossimi tre anni». Anzi: «Ha programmato delle ulteriori spese, pari a diverse centinaia di migliaia di euro, per migliorare il social network». E alla domanda più brutale, che peraltro girava già nel web, «ma allora cosa ci guadagna Mondadori?», la risposta è stata: «A Mondadori aNobii non serve a vendere, ma a capire come si muovono i gusti dei lettori, per calibrare meglio i nostri piani editoriali sul medio-lungo periodo». Per farlo serve una svecchiata tecnologica ad aNobii e su quella si è concentrato Sung: «Il portale va reso più veloce. Inoltre, la piattaforma deve essere aperta alle altre. E soprattutto, dobbiamo crescere sul mobile e sviluppare nuove app». Un piano ambizioso che senza Mondadori sarebbe impossibile.
Certo c'è anche il delicato confronto con i social network non librari che ormai stanno fagocitando anche tutte le discussioni su libri e affini. A domanda specifica Sung ci ha detto: «colossi come Facebook e Twitter ci aiutano a far conoscere di più aNobii. E comunque, dalle nostre ricerche risulta che chi viene su aNobii lo fa perché sa che da noi non troverà le distrazioni che invece sono inevitabili su Facebook, e potrà concentrarsi solo sulla letteratura». Insomma Mondadori va alla “guerra” del social reading non per vendere ma per scommettere sul futuro.