Morto Álvaro Mutis, il grande viaggiatore del realismo magico

Ora che Alvaro Mutis è scomparso, la sua voce non chiamerà più al telefono per svegliare dal torpore della malattia in cui da tempo è precipitato il grande amico García Márquez: il silenzio sostituirà il lungo e intenso colloquio che i due scrittori colombiani hanno intessuto negli anni.
Ho conosciuto Mutis in un lontano incontro degli anni Settanta quando Gabo era a Milano e alloggiava in un hotel del centro. Dopo alcuni preamboli si decise di andare a visitare la Certosa di Pavia, ma García Márquez declinò subito l'invito e, guardando di sottecchi il compagno, disse: «Quando viaggio mi porto sempre dietro Álvaro, lui va a vedere tutte le cose belle che occorre vedere e poi a sera me le racconta». La gita alla Certosa in macchina con Mutis a fianco fu un delirio di battute, imitazioni e giudizi surreali e divertenti che esprimevano la gioia di vivere e la straordinaria vivacità dell'uomo sempre disposto all'incontro e al dialogo. Da allora è trascorso molto tempo e l'anonimo signore amante dei viaggi, delle donne e dei piaceri della tavola si è imposto sulla scena internazionale come uno dei grandi scrittori della letteratura latinoamericana, Premio Cervantes 2001. Soprattutto ha viaggiato con il Gabbiere, protagonista dei suoi romanzi, nella serie Imprese e tribolazioni di Maqroll, nei racconti La neve dell'Ammiraglio, Un bel morir e Llona con la pioggia, da cui è stato tratto il film di Sergio Cabrera ('96) e che ha ispirato la canzone Smisurata preghiera di Fabrizio De André. Dello scrittore colombiano ricordiamo ancora il romanzo La casa di Araucaíma ('97), dove s'impone la figura di Machiche, donna matura e rigogliosa, il cui soprannome deriva da certe pratiche erotiche esercitate durante la prima giovinezza. Non dimentichiamo poi i libri di poesia, riuniti nelle antologie Summa di Maqroll il Gabbiere (Einaudi, '93) e Disperanza del gabbiere, edito da Franco Puzzo (2000).
Con Álvaro il lettore ha navigato lungo itinerari marini ed esotici, come accade nel libro Bashur, sognatore di navi ('96), marinaio indomito viaggiatore, abituale frequentatore di ambienti battuti dalla malavita internazionale.
Personaggio inquieto che affronta il viaggio come una via salvifica dal senso di immobilità che circonda la nostra realtà. Non a caso Mutis ha affermato che il suo Gabbiere è un uomo libero, libero da «tutto ciò che assilla l'uomo moderno, uno che non giudica, che non vuole cambiare il corso della cose».