La musica le suona ai cecchini di Sarajevo

I cecchini sono dei tiratori scelti. Dotati di un fucile ad alto potenziale, devono colpire bersagli distanti. Che cosa li spinge a scegliere una vittima piuttosto che un’altra? Che cosa pensano nell’attimo dello sparo? Il violoncellista di Sarajevo, di Steven Galloway (Mondadori, pagg. 200, euro 15, trad. Paola Bertante), è un romanzo tosto e sottile. Ambientato in una Sarajevo assediata, racconta di un violoncellista il quale - incurante dei cecchini - decide di indossare lo smoking, scendere in strada e suonare l’Adagio di Albinoni: ogni giorno alla stessa ora, per 22 giorni, il numero delle vittime colpite mentre stavano acquistando il pane. In mezzo alla polvere da sparo, non ci sono serbi, bosniaci, croati, musulmani, cristiani o ebrei. Ma persone che lottano per la vita.