Nella Londra da bere affogano gli anni Venti

"Uomini da cocktail" di Anthony Powell è il romanzo "fratello" di "Corpi vili" di Waugh. Con più ironia e meno voglia di cambiare

La prima edizione italiana di Afternoon Men di Anthony Powell (Uomini da coktail, Elliot, pagg. 237, euro 18, traduzione di Franca Pece) esce più o meno in contemporanea con la ristampa di Corpi vili (Bompiani, pagg. 239, euro 13, traduzione di Rossana De Michele), quest'ultimo in una collana che porta il nome del suo autore, vale a dire Evelyn Waugh. I due romanzi uscirono rispettivamente nel 1931 e nel 1930, a opera di due scrittori che erano coetanei, facevano più o meno parte dello stesso ambiente, la giovane, buona società britannica con venature intellettuali che cercava di ritagliarsi un proprio posto al sole che non fosse l'elemosinare un salario nei mille rivoli dell'establishment: le colonie, le scuole, i ministeri...

Dei due, Waugh era allora il più scopertamente satirico, e infatti Corpi vili, che purtroppo soffre di una traduzione politicamente corretta (niggers reso con «neri»..) che toglie smalto proprio a quella volgarità che l'autore voleva mettere in evidenza, è una via di mezzo fra il divertissement e la tragedia. Basti pensare che uno dei suoi protagonisti si suicida dopo aver raccontato per il giornale di gossip a cui collabora sotto pseudonimo un party dell'upper class che si conclude con la finta conversione dei suoi partecipanti. Un altro, una donna, finirà in manicomio dopo una corsa automobilistica nella quale si ritrova a fare da pilota suo malgrado. Powell, che scrisse Uomini da cocktail avendo Fiesta di Ernest Hemingway come modello stilistico, è sotto questo punto di vista più sorvegliato, ironico, ma senza eccedere, e infatti quando uno dei suoi «eroi» progetterà di uccidersi, nessuno dei suoi amici ci crederà veramente, così come del resto il diretto interessato...

Corpi vili ha come ambientazione l'Inghilterra prima della Grande guerra, ma in realtà racconta quella degli anni Venti, come fa, senza però barare sul decennio, Uomini da cocktail. La differenza non è di poco conto, visto che Waugh si augurava una guerra che cambiasse una società considerata marcia, se non inutile, mentre Powell la considerava irrecuperabile. Fra i due, insomma, il più illuso era il primo e infatti, quando poi scoppiò la Seconda guerra mondiale, Waugh si accorse che per quelli della sua generazione non c'era palingenesi. Sotto questo profilo, la trilogia Spada d'onore scritta in proposito, è il più malinconico epitaffio dello stile inglese, rivelatosi un concentrato di cinismo, inadeguatezza, vecchiaia spirituale.

Il filo conduttore di entrambi i romanzi è la noia, la solita «disgustosa» Londra da cui si fuggiva viaggiando, di cui ci si lamentava scrivendo, contro cui ci si sfogava bevendo. «Non è un inferno? Non la odiate?» chiede a tutti Basile Seal, il protagonista di un altro libro di Waugh, Black Mischief, e Corpi vili, corpi senza valore, è infatti la descrizione della giovane upper class metropolitana che fra cocktail, droghe, ubriachezze, bisticci, sesso al trotto e stupidità al galoppo celebra se stessa, i propri riti, la propria decadenza.

Sia Waugh sia Powell erano in realtà degli «annoiati speciali» a disagio nella madrepatria, ma convinti sempre e comunque che «Abroad is awful», l'estero è orribile. Il fiume di liquori che scorre nelle loro storie è impressionante, ma quasi sempre cheap, perché l'alcol domestico è caro, manca la materia prima principale, l'uva e la civiltà che ne deriva, e tutti hanno, per istinto o per autodifesa, il braccino corto: bevono tanto, sì, ma bevono male.

Waugh e Powell fanno parte di una generica intellettualità di destra, più convinta nel primo, più frutto di un'educazione famigliare nel secondo, ma non si deve pensare che i loro coetanei sulla sponda opposta avessero un'opinione diversa dell'Inghilterra in cui si trovavano a vivere. C'è una pagina del diario di Cristopher Isherwood, loro contraltare ideologico, che rende benissimo lo stato d'animo di quel decennio: «Agosto 1928, domenica in campagna. Che ottuso, stolido orrore... Ti rendi conto di come questa gente sia unita non da una fede politica, ma dalla comune passione per il cricket, il totocalcio, i rotocalchi... Fondamentalmente, Chamberlain e gli altri nostri leader, li trovo noiosi quanto Hitler. Queste persone, i loro amici, i loro entusiasmi, le loro opinioni, tutto in loro è un'oscena caricatura. Se potessero farsi fuori gli uni con gli altri in un solo combattimento!».

I sentimenti così ben delineati da Isherwood in questo brano (tedio, insofferenza, apocalittico disgusto), così come quelli similari dei protagonisti di Corpi vili e Uomini da cocktail, aiutano a spiegare molte delle scelte di vita di questi viziati e un po' viziosi figli di Britannia. Alcuni di essi moriranno nella Spagna repubblicana, chi eroicamente, conscio del rischio che andava correndo, chi stupidamente, vittima di una guerra affrontata con prosopopea e ignoranza. Ci sarà anche chi incanalerà questo ethos della differenza in una forma di tradimento del proprio Paese: è il caso della cosiddetta «Società degli Apostoli», del Cambridge-Comintern che da Philby a Burgess vedrà l'apparizione di militanti di un comunismo molto particolare. Altri, come lo stesso Isherwood o Auden, si lasceranno guidare dalla naturale propensione estetico-pacifista e fra la Germania, la Grecia e gli Stati Uniti andranno in cerca di quel piacere omosessuale che, tollerato nelle public school, non poteva però venir esibito nella vita quotidiana inglese.

Gli anni Venti furono insomma una specie di Spoiled Children's Party, una festicciola fra ragazzi viziati, che il decennio successivo si preoccuperà di guastare. George Orwell, che se ne andrà in Spagna per combattere i fascisti, dovrà scappare dai comunisti che invece vogliono ammazzare lui, «fascista» in quanto socialista, Waugh si ritroverà fascista suo malgrado, perché convinto che per l'Abissinia sia meglio il Duce del Negus... E se quella era l'Inghilterra, si capisce ancora meglio come e perché non sia sopravvissuta alla messa in vendita postbellica di quell'impero in cui i gentlemen d'esportazione si erano mostrati più veri di quelli insulari.