Nicola Gardini, la necessaria leggerezza del romanzo

«Grace Kelly, o la Maria dopo la dieta»: sono questi i gusti in fatto di donne di Marcello Giuffrida, milanese. “La Maria”, naturalmente, è la Callas; il cui celebre dimagrimento fu dovuto anche a un verme a nastro, una tenia, simpatico animaletto le cui proglottidi, qualche anno fa, furono al centro di un dramma particolarmente disturbante di Antonio Moresco. Ossessionato dal mondo della lirica - lo zio è un tenore di fama mondiale - Marcello incontra Sergio, il protagonista dell'ultimo romanzo di Nicola Gardini, durante l'anno del militare: Fauci (Feltrinelli, pagg. 190, euro 16). È la storia di un'educazione, perché Sergio è un «ragazzo del popolo», il figlio di un salumiere, e nonostante una laurea in lettere, dal suo amico ha tutto da imparare. Marcello, che è raccomandatissimo («Ridammi le cuffie, o domani ti ritrovi in Friuli», apostrofa un sergente che aveva osato strappargliele) nonché bisessuale-chic farà in modo che Sergio prosegua il militare a Milano, in riposanti furerie; che abbia licenze in abbondanza; ma soprattutto lo accoglie nella villa di famiglia (una gabbia di matti) in qualità di precettore della sorellina Vanna, pessima alunna liceale.
In capitoletti perfetti di tre, quattro pagine si susseguono scene di mozartiana leggerezza, costellate dalle bizze delle primedonne di casa: Gloria detta Glò, cantante fallita e moglie del tenore; Ines, ex-amante del medesimo e ora cameriera della signora; e della scontrosissima Vanna. E le fauci del titolo? Sono quelle dalle quali, spalancate, scorre il fiume di suoni delle «divine», ma anche quelle del cane Titus, uno spiz finnico di razza purissima che gironzola per la villa, preso a calci da tutti. Sergio medita di salvarlo, ma un simile progetto, purtroppo, incontra l'ostilità generale.
Professore di letteratura italiana a Oxford, acuto censore dei vizi della nostra accademia, Gardini con Fauci è al suo quarto romanzo. Un romanzo nel quale ci si immerge volentieri perché dominato dall'atmosfera zingaresca, scioperata e gravida di speranze che precede il momento in cui il coperchio del sarcofago borghese, con sinistri cigolii, si chiude su inermi studenti universitari, su ingenui soldatini di leva. E poi, per un volta, uno scrittore rinuncia a incupire il prossimo, e torna a credere che seria è la vita, serena, invece, l'arte: è proprio il caso di festeggiare.