Il nodo di seta, grande finanza e “mondo di mezzo”

Un libro che racconta con chiarezza e realismo un mondo opaco, quello delle banche finanziarie, dei sistemi di sicurezza, delle società di consulenza, dello spionaggio internazionale e dell’hackeraggio

Dopo aver letto la traduzione inglese del thriller “Il nodo di seta”, Evgenij Kaspersky – guru indiscusso della virologia informatica e fondatore dell’omonima impresa, tra i leader mondiali della cyber security – ne è stato colpito a tal punto da volerne scrivere la prefazione. Infatti Forneris restituisce perfettamente quel groviglio d’interessi e di reciproci sospetti e accuse, che stanno alimentando la recente polemica tra Usa e Russia e sulla quale lo stesso Kaspersky è stato invitato a testimoniare presso il Congresso degli Stati Uniti.

“Il nodo di seta” racconta con chiarezza e realismo un mondo opaco, quello delle banche finanziarie, dei sistemi di sicurezza, delle società di consulenza, dello spionaggio internazionale e dell’hackeraggio. Dunque, il romanzo ha innanzitutto il merito di restituire al lettore tutto il cinismo di chi maneggia “lo sterco del demonio”, e di farlo in maniera appassionante. Marco Forneris, che ha cominciato la sua brillante carriera professionale nella mitica Olivetti, ricostruisce le dinamiche di un mondo che ben conosce.

Nella prefazione, Evgenij Kaspersky scrive: «La triste realtà odierna è che quasi tutto ciò che si serve di un computer ed è connesso alla rete è basato su un software che contiene dei punti deboli. A volte persino migliaia». Ed è proprio a partire dall’indagine rispetto a tali punti deboli, legata alla misteriosa sparizione di 438 milioni di dollari da un conto offshore, a un omicidio e a un preteso suicidio, che si dipanano le vicende de “Il nodo di seta”: David Faure, partner di una “Società di consulenza strategica”, accetta la sfida professionale (forse anche esistenziale) di scoprire chi c’è dietro il colossale furto.

Per farlo, Faure giocherà una sottile partita a tutto campo. Da Gerusalemme a Roma, da Mosca a Milano, da Tallinn alle Isole Vergini, da Lugano a Miami, il romanzo ha l’ulteriore merito di raccontare con intensità descrittiva i luoghi dell’azione, fossero quest’ultimi una sperduta dacia al confine tra Russia ed Estonia, un resort israeliano, un piccolo villaggio svizzero. Tutto ciò avviene in un momento ben preciso della storia recente: quei mesi che precedono l’11 settembre 2001 e che, a posteriori, raccontano il canto del cigno di uno scenario internazionale che sarà sconvolto dall’attentato di New York. Tra le pagine del libro si intuisce che Forneris abbia voluto raccontare, all’interno di un mondo che muore, il germe del nuovo mondo che stiamo vivendo, quello delle guerre cibernetiche, dei big data e degli scandali permanenti. Il tutto con una scrittura agile, dal passo breve, al servizio della mente estremamente logica di Faure.

“Il nodo di seta”, pubblicato da Sandro Teti Editore, reca anche un’acuta postfazione di Giuliano Tavaroli, grande esperto di sicurezza fisica e informatica, già responsabile del settore in Pirelli e in Telecom-Italia. Scrive Tavaroli: “I personaggi descritti sono pure invenzioni oppure hanno un riscontro in esseri umani veri e nel loro comportamento abituale? La risposta è molto semplice e tranchant: tutto quanto viene descritto è verosimile”. Dunque, un romanzo che ha il doppio merito di provare a uscire dagli schemi delle vecchie detective stories e, al contempo, di raccontare quel “mondo di mezzo” che oggi condiziona sempre di più la grande finanza e la grande politica.