Non lasciamo la natura in mano ai dilettanti

Proprio per il fatto di non potersi fidare delle sinistre o di Al Gore crescono le responsabilità. Bisogna seguire l’esempio del conservatore inglese Cameron

Non v’è dubbio che la cultura e tutte le sue anche più nomate istituzioni si siano sciupate, e impoverite, cedendo alle convenzioni di una parte politica. E il Nobel col quale Al Gore potrà adesso ornare il sorriso del suo faccione obbedisce a questa in-cultura amministrata alle masse. Tuttavia non vorrei che il giusto dispregio che va riservato a consimili premi si estendesse alla questione ecologica. Perché a essere in crisi è oggi purtroppo ogni ambiente; si tratti di quello della cultura o dell’economia o della famiglia. È la forma di tutto che sta mutando, per ora non in meglio; e la perdita di forma ormai generale coinvolge pure la natura.
Neanche lei può lasciarsi fuori dal guaio, che si sta tutti vivendo, e neppure con lei ci si può confortare. Si pensi alle centinaia di milioni di cinesi paghi di cibarsi di riso e carpe. La loro produttività era minimissima; ma serviva a un equilibro millenario che amministrava le acque e aveva una sua forma, che adesso sta finendo. Portati nelle città, sottratti alle loro abitudini e infilati nelle fabbriche e piegati alle leggi di consumi o culture intensive, è vero: la loro produttività e cresciuta. Ma è anche una forma di comunità e di abitudini, che sta svanendo. Giacché le nuove agricolture e l’inurbamento non soltanto avvelenano l’acque e i fiumi, come era impensabile quando la produttività restava minore. Ma soprattutto si sta cancellando la forma consueta della natura così com’era in Cina, o in India, e ovunque.
Perciò la mia idea è che la questione ambientale esista e sia drammatica. Certo, l’argomento ecologico è stato per un politico come Al Gore pure il furbissimo espediente per far obliare la sua scolorita sconfitta. Ed è ovvio che proprio la questione dei cambiamenti climatici è stata scelta da costui perché la più adatta a suscitare sensazione e quindi propaganda. Tuttavia non mi sentirei di giudicare il mutarsi più o meno catastrofico del clima lasciandomi guidare dalle antipatie per la sinistra ambientalista o le furbate di un politico. Le esagerazioni dei Verdi, a esempio, mi sono ben chiare. Anni fa, sul Corriere della Sera, rifeci tutti i calcoli dell’impronta ecologica, del carico ambientale medio per cittadino italiano. E dimostrai che quelle di un certo ecologismo venivano esagerate ad arte. Era nondimeno chiaro che in Italia un equilibrio ottimale avrebbe richiesto assai meno dei circa 60 milioni di abitanti odierni. E chiunque abiti nelle nostre città, e soprattutto in Lombardia, vede gli effetti di un carico vitale troppo intenso sul suo modo di vivere. E soprattutto vede come la crescita, coi suoi pregi, abbia però anche fatto smarrire la loro forma centenaria ai campi e alle città. E così per il clima.
Non è il mio mestiere, ma potrei anche arrivare a concedere che si stia esagerando. E che il fatto di avere io vendemmiato quest’anno ad agosto sia una mutevolezza meteorologica che non dovrebbe turbarci. Tuttavia mi resta difficile pensare che una crescita vertiginosa non solo della popolazione mondiale, ma anche degli inurbati e dei consumi, sia del tutto ininfluente sulla natura e quindi sul clima. Insomma, avendo fatto l’economista persino in Russia ho ben presente quanto sia ipocrita certa sinistra riguardo al clima. A Pietroburgo, dove vivevo allora, il progresso sovietico aveva avvelenato le falde e l’acqua sapeva di trielina. Bisognava filtrarla e bere solo il caffè. Per non dire della situazione del Baltico o della Camelia. E figurarsi se non è palese la rovina dei verdi italiani a opera di Pecoraro Scanio, o l’inettitudine dei governi di sinistra a ridurre le emissioni di gas serra.
Ma questo non cancella il problema. Anzi l’aggrava. Proprio per il fatto di non potersi fidare delle sinistre o di Al Gore crescono le responsabilità degli altri. E urge che anche la destra si occupi ecologia, come ha ben inteso in Inghilterra David Cameron, leader dei conservatori. Gli argomenti non mancherebbero. A esempio: con quale coerenza le sinistre e i verdi possono volere sempre più immigrati in Italia? Se il carico vitale della popolazione già oggi residente è eccessivo, con quale coerenza si saluta la presente invasione di arabi, rumeni e quant’altri? E ancora: le politiche rurali e di riproporzione della popolazione agricola rispetto a quella urbana non sono di destra, e da sempre? Per non dire di quella attenzione alla forma delle città e dei campi: non è questo un tema dei più conservatori?
Insomma per dirla tutta, credo che l’avversione per Al Gore non debba estendersi alla negazione dei temi ambientali. I guai dell’ambiente non possono essere risolti con la sola crescita economica. E la destra ha il dovere e tutte le maniere per non regalare l’ambiente alle inette propagande delle sinistre.