Il nuovo Giovane Holden è l'antieroe di Erling Jepsen

Se proprio volete saperlo, c'è in giro un altro Holden Caulfield. Come si chiami non si sa, però di lui si sanno un mucchio di altre cose, e ce le racconta il danese Erling Jepsen il quale, come J.D. Salinger, è stato toccato da una grazia bambinesca, adolescenziale, adulta, saggia. Comunque teneramente cinica.
L'età anagrafica dell'eroe-antieroe, 11 anni, serve soltanto al comune della città di Vojens dove vive con i suoi. Per il resto, «qualunque cosa significhi» (questo l'intercalare della sua narrazione in prima persona - anzi in seconda, stante la benedetta intromissione di Jepsen che lo lascia parlare a ruota libera), la sua storia, volendo, è tutta in due frasi: «A volte può essere difficile ottenere una risposta chiara dai grandi, è come se ci fosse una certa dose d'incertezza associata a quello che dicono, ma credo che ne soffrano anche loro. Noi bambini dobbiamo essere comprensivi, dobbiamo sopportare e cercare di rendergli le cose più facili - e di renderle più facili a noi stessi».
Risposte? Altro che risposte. I grandi hanno soltanto domande. Domande e pretese. E poi si cacciano nei guai e non riescono a venirne fuori. Ecco, L'arte di piangere in coro (Voland, pagg. 222, euro 15, traduzione di Bruno Berni) è l'educazione a-sentimentale di un ragazzino dotato di: 1) mamma un po' troppo tedesca; 2) papà inetto e incline a coricarsi sul divano con la figlia quattordicenne; 3) sorella maggiore ostaggio, come dice la Nonnatedesca del padre fallito, dei «nervi psichici».
Quindi, se il papà ha un unico talento, cioè recitare bei discorsi commoventi ai funerali, occorre fare di necessità virtù, e procurare al caro genitore occasioni per mettersi in mostra. Per poi, magari, entrare nel consiglio parrocchiale e anche in quello comunale. Per i liberali, ovviamente. E se, per colpa dell'altro fratello adulto Asger che ha pensato bene di andare a vivere da solo in un'altra città, scoppia il caso incesto (cos'è l'incesto? si chiede il Nostro: dev'essere «una specie di piattola»), con conseguente ricovero in ospedale psichiatrico della povera Sanne e goffo tentativo di suicidio del presunto capofamiglia, tocca a lui, a questa piccola-grande figura letteraria e umana, cercare di sistemare le cose.
«A pensarci bene, uno se la può cavare senza i grandi», pensa. Con un coniglio sotto il braccio e gli occhioni azzurri sgranati sulle miserie umane.