Ma ora annuncia: «Smetto di scrivere, che bello andarsene col botto»Come Philip Roth e Imre Kertész

Alice Munro è la più grande scrittrice canadese vivente, vincitrice per tre volte del Governor General's Award, il più importante premio letterario del Paese della foglia d'acero. Senza contare che più volte è stata in odore di Nobel. E ora che sta per compiere 82 anni, a luglio, ha appena vinto, in Ontario, anche il Trillium Book Award per la sua ultima fatica Dear Life. Insomma quello che lei stessa ha definito nella serata di martedì, subito dopo aver conseguito il riconoscimento, un «finale col botto».
Ed è stata proprio questa definizione ad aver insospettito alcuni dei giornalisti presenti. Come Mark Medley, del National Post. Nel suo modo di parlare c'erano un po' troppi riferimenti al «the end» e i «thank you» suonavano un po' troppo definitivi. E così alla fine a domanda precisa la più grande cultrice del racconto breve, che già da qualche tempo aveva lasciato trasparire una certa stanchezza nei confronti della letteratura, ha dato una risposta precisa: «Io probabilmente non scriverò più».
I perché non sono diversissimi da quelli di un altro grande che ha da poco annunciato l'addio alla penna: Philip Roth. Ha infatti continuato la Munro: «Non è che io non ami scrivere... Ma arrivati ad una certa età si guardano le cose in una prospettiva diversa. Quando uno ha la mia età non ha più voglia di restare solo tutto il tempo che è necessario restar soli per scrivere un libro». Quanto al probabile disappunto dei fan che le è stato ampiamente, e in modo lusinghiero, sottolineato, lei ha fatto con allegria spallucce: «Possono leggersi di nuovo i libri vecchi, ne ho scritti talmente tanti...».
Sarà un addio vero? Quel che è certo è che l'aspirazione a fare qualcosa di diverso dei propri ultimi anni sembra aver contagiato un certo numero di «pezzi da novanta» della letteratura. Oltre al già citato Roth (classe 1933), anche il Premio Nobel ungherese Imre Kertész (classe 1929) ha solennemente dichiarato: «Non voglio più scrivere». Tutti decisi a godersi in pace gli ultimi anni della loro «Dear Life». E in effetti il silenzio, se non è posa, è un diritto.