IL PAMPHLETCome scrivere un reportage seduti sul divano

Realizzare un gran reportage di viaggio senza muoversi da casa, non solo è possibile, ma in certi casi è consigliabile. È questo il tema di «Come parlare dei luoghi senza esserci mai stati» (Excelsior 1881, pagg. 208, euro 21) di Pierre Bayard. Una rassegna divertente di viaggiatori col fondoschiena incollato alla poltrona. Il caso eclatante è quello di Jason Blayr, del «New York Times», capace di scrivere magnifiche inchieste «sul campo» senza muoversi da Manhattan. Ma i nomi sono anche altri: da Immanuel Kant, professore di geografia inchiodato a Koenigsberg, a Margaret Mead, che parlò dei costumi sessuali dei samoani restando in Usa. Ma già lo raccontava Aristotele: il succo della rappresentazione, in certi casi non è la verità dei fatti, è la verisimiglianza. E Bayard, dopo la sua ampia rassegna, rincara la dose: «Niente ci conferma che viaggiare sia il miglior modo per scoprire una città o un paese che non si conoscono».