Paris Tableau, il grande Salon dell'antiquariato mondiale

Nell'antico palazzo della Borsa, fino a domenica, i maggiori galleristi mettono in mostra capolavori della pittura dal Medioevo all'800

Gli old masters dell'arte accendono ancora una volta la Ville Lumiére. Nel tiepido autunno parigino, quello delle fiere a la page come "Fiac" e "Paris Photo", gli antiquari che contano si danno appuntamento a Palais Brongniart, nella maestosa piazza della Borsa a pochi metri dalla piramide del Louvre. Paris Tableau, giunta alla sua quinta edizione, è considerata una perla per collezionisti e appassionati di arte antica che, lontano dalle mode delle contaminazioni transepocali, sanno qui di poter contare su un'accurata scrematura di un mercato fatto solo di intenditori. Sono 26 in tutto gli antiquari internazionali che fino a questa domenica hanno allestito i propri stand con dipinti, e pregiate stampe dal Medioevo all'Ottocento.

E, come è solito accadere nei grandi cenacoli dell'arte, sono in tanti a parlare la lingua di Dante. L'Italia è una presenza costante anche a Paris Tableau, non soltanto evocata dai capolavori e dalle rarità del Barocco e del vedutismo settecentesco, ma anche da galleristi e collezionisti che ormai scelgono i territori oltreconfine per vendere o acquistare opere d'arte. E chi può dar loro torto? In questa edizione scintillavano gli stand di Canesso (Parigi), Lampronti (Londra e Roma), Nobile (Parigi), Giacometti (new entry da Roma), Porcini (Napoli) e, neanche a dirlo, del fiorentino Moretti (Londra).

È proprio di Moretti uno degli old master più altisonanti della fiera: una veduta veneziana del Bellotto di collezione privata inglese e mai apparsa prima sul mercato. Valore, cinque milioni di euro. Le opere in mostra, selezionatissime, spaziano armonicamente tra tutti i generi: dal paesaggio alla natura morta, dal soggetto religioso al ritratto, fino al paesaggio. In quest'ultimo segmento si registra una delle chicche di questo Salone: "L'Onda" di Gustave Courbet (da Nathan di Zurigo), opera suggestiva che fa parte di un ciclo di dipinti a tema esclusivamente marino che il grande naturalista inglese realizzò tra il 1869 e il1872. Tra le grandi vedute proposte dallo stand di Lampronti, spicca invece un olio su tela del Vanvitelli raffigurante il Tevere con il Castel Sant'Angelo, una delle undici versioni (anche a tempera) dipinte dal grande maestro olandese.

Semplicemente meraviglioso, nello stand di Nobile, il ritratto di Dalila di Francesco Cairo, maestro milanese della prima metà del Seicento. Assai positiva, tra gli espositori, la proposta delle new entry, come nel caso della galleria Giacometti Old Master Paintings di Roma che, all'interno di una selezione rigorosamente barocca, presenta una pregevolissima Adorazione dei Pastori firmata Valerio Castello, pittore genovese del XVII secolo discepolo del Correggio. Al di là dei capolavori esposti, l'atmosfera frizzante (e gli affari) dimostrano che il mercato del Bello, quando c'è qualità, non conosce crisi nel cuore della vecchia Europa. A corollario degli stand, non mancano inoltre anche quest'anno progetti e iniziative da parte degli organizzatori, come nel caso della società assicurativa Axa Art che ha creato per il pubblico un inedito percorso "Arte e Vino", accompagnando i visitatori tra le grandi opere che, tra Bacco e Dioniso, hanno celebrato il nettare degli dei. Un'altra sorpresa degna del Salon è stata quella del creatore di moda Bruno Frisoni che, al centro dei padiglioni, ha voluto rendere omaggio a Paris Tableau con la ricostruzione di un atelier d'artista dove troneggia la sua tavola da lavoro creando un dialogo ideale tra le creatività di ogni epoca dell'uomo.