Passeggiate romane nell’umanità dissolta

Visione postapocalittica, quella di Walter Siti. Dove un’umanità in via di mostrificazione è arrivata alla fine e può solo decomporsi. Così, i suoi borgatari descritti in Il contagio (Mondadori, pagg. 339, euro 18) altro non sono che creature livellate nelle provenienze sociali, nel cibo, nella viziosità diffusa. E parlano slang romanesco, hanno uguali ambizioni smodate e mancate, vivono per afferrare un eccesso onnipresente, abbagliante, omologante. Deformazioni e bestialità, passata qualche pagina, cessano di stupire. Comico e grottesco scadono a norma. E il lettore accetterà questa gente zeppa di coca e anabolizzanti come propri simili, forse vicini di casa. Poi, avendo letto un gran libro, avanzerà l’idea d’essere nell’anno buono del romanzo italiano.