Il più grande artista vivente? È George Lucas

Un saggio (eretico) di Camille Paglia sulle immagini "fondamentali" della storia dell'arte. Dall'antico Egitto a Hollywood

Fine anno, tempo di bilanci. Dovendo farli anche per le (nostre) letture, pensiamo che uno dei libri intellettualmente più avventurosi usciti in Italia nel 2013 sia Seducenti immagini (il Mulino) di Camille Paglia, un saggio interdisciplinare che costituisce un viaggio «alternativo» nella storia delle immagini d'arte, dalle pitture murali della tomba di Nefertari, Egitto, agli effetti speciali della saga di Star Wars, Hollywood: dipinti, sculture, architetture e performance attraverso le quali l'uomo, lungo tremila anni di civiltà, ha «preso possesso» del reale. Cosa rimarrà di tutto ciò? Intellettuale famosissima negli Stati Uniti, antropologa, sociologa, femminista dissidente, omosessuale, atea, allieva di Harold Bloom, figlia di emigrati italiani, docente di Humanities e Media Studies a Philadelphia e autrice, nel 1990, del bestseller Sexual Personae, Camille Paglia si chiede come si possa sopravvivere in un'epoca di vertigine visiva, quale è la nostra, in cui si è inondati di immagini e testi che balenano davanti agli occhi da ogni dove. E la risposta, semplicissima, è che occorre reimparare a guardare: «in un guazzabuglio visivo convulso, è fondamentale trovare un centro, una base di stabilità, identità e direzione di vita». E la strada per trovare il centro - soprattutto per le giovani generazioni, stordite da new media, Lady Gaga e videogiochi - passa dalla contemplazione dell'arte, proponendo allo sguardo occasioni di «solida percezione». Ed eccole le «seducenti immagini» (una trentina di capolavori in tutto), «messe a fuoco» e contestualizzate in capitoli di 5-6 pagine ognuno: gli archetipi universali degli idoli delle Cicladi, la «Loggia delle fanciulle» dell'Eretteo, di fronte al Partenone («tutta la potenza delle cariatidi sta nel trasmetterci la sensazione che la sottomissione delle donne sia frutto non di un'imposizione, ma di una libera scelta»), la Maria Maddalena in legno di Donatello in tutto il suo «squallore» e la sua «degradazione», la «vampa di gloria» della cattedra di san Pietro del Bernini, la pura ingegneria, gelida e clinica della Composizione con rosso, blu e giallo di Piet Mondrian (lo sapevate che malgrado l'apparente semplicità, si è rivelato impossibile falsificare un suo quadro?), e poi Pollock, il Campo di fulmini di Walter De Maria nel Nuovo Messico occidentale fino all'opera del «più grande artista del nostro tempo», che per Camille Paglia è George Lucas: e cioè il duello sul fiume di lava fra Anakin Skywalker e Obi-Wan Kenobi ne La vendetta dei Sith (2005), terzo episodio della saga di Stars Wars, «un trionfo collettivo di Installation art moderna», assoluto capolavoro visivo fra danza, luci, musica, scenografie, coreografie, pittura... (ah, per chi se lo fosse perso, su Sky dall'1 al 6 gennaio è prevista una maratona con l'intera saga, documentari, interviste eccetera). E per il resto, come spiega bene Camille Paglia, imparare a guardare le immagini che hanno fatto la storia della creatività e della fantasia umana è vitale e l'unica via per la libertà. Perché «l'arte non è un lusso per civiltà avanzate. È una necessità: in sua assenza l'intelligenza creativa appassisce e muore».