"Platea e collettività sono irrilevanti"

Ecco un brano della risposta di Benn alla lettera di Lernet-Holenia, apparsa sulla Neue Zeitung del 18-19 ottobre 1952

Non sono dette alla leggera, le parole che mi accingo a dire, da molti anni ci penso, penso da molti anni a questo verso: «Chi ha perduto quel che tu hai perduto, più non posa in alcun luogo». Io pure, in principio, ritenevo che quanto egli (Nietzsche, ndr) aveva perduto fosse la comunione con l'umano consorzio, la comunione con uomo e donna, la comunione con tutto e tutti, ma questa comunione non può essere ciò a cui quel verso fa riferimento. È un'altra la comunione che Nietzsche aveva perduto: è la comunione con la sostanza, con quanto nei secoli precedenti era considerato sostanza, umana sostanza, contenuto umano, ovvero filosofia, filologia, teologia, biologia, causalità, erotismo, verità, trarre conclusioni, essere, identità; tutto ciò egli aveva dilacerato, distrutto i contenuti, ferito e mutilato sé stesso a questo solo fine: far rifulgere le superfici di frattura, qual ne fosse il rischio e senza curarsi dei risultati - «con le parole dilacerare la propria intima essenza, tale fu la sua vita» (...).

La sera siedo nel mio solito locale, preferibilmente da solo, e bevo, le pareti sono a una certa distanza, lo scenario è più ricco che nel mio appartamento, la radio suona, dilatando ulteriormente la scena, vedo le cose dinnanzi a me più sciolte, più immerse nella tenebra, l'una cosa si avviluppa all'altra, le mie annotazioni si uniscono: a che altro mai dovrei io ancora far riferimento? La platea, la collettività, la gloria, la nazione - tutto è irrilevante: in quel momento io sono immortale. Non che tale solitudine possieda un contenuto critico, ovvero una valenza metafisica; trattasi di un metodo in virtù del quale si possono creare le cose - quelle cose che, una volta finite, sommuovono forse qualcuno e, per un breve intervallo di tempo, ne incontrano il favore -, crearle molto meglio di quanto non accada mediante conversari, scambi d'idee, estroversione e far flanella in compagnia.