La politica è roba seria da trattare con umorismo Parola di Tuomas Kyrö

In L'anno del coniglio il protagonista è un clandestino romeno. Che si integra in un Paese ostile grazie... a un paio di scarpe da calcio

nostro inviato a Mantova

Da un po' di tempo la politica è una cosa talmente seria che la fanno meglio quelli che la prendono per scherzo. Fra realtà e fiction da noi c'è il comico Beppe Grillo che conquista il Parlamento, in Inghilterra il pupazzo Waldo che in Black Mirror conquista televisivamente le masse, in Viva la libertà il gemello-sosia ottiene maggiore consenso del fratello Segretario di partito, e in Finlandia, nel romanzo L'anno del coniglio (Iperborea) di Tuomas Kyrö, voce nuova della narrativa scandinava, un immigrato romeno, sbarcato a Helsinski per chiedere l'elemosina, arriva, grazie al partito dell'Uomo Qualunque - tutto il mondo è paese... - fino alla carica di primo ministro.

Fra realtà e fiction Tuomas Kyrö narra con un cinico umorismo liberatorio l'epopea di un outsider «qualunque», che inciampa in tutte le retoriche della contemporaneità - l'ambientalismo intransigente, l'iper-animalismo, l'ultra-correttismo - ma alla fine riesce a rimanere in piedi, cercando l'integrazione e i soldi necessari per comprare al figlio Miklos quelle scarpette da calcio che gli ha sempre promesso. Il sogno occidentale è (anche) un paio di Nike. Vittoria. E così, quarant'anni dopo il long seller L'anno della lepre del «vecchio» Arto Paasilinna, arriva L'anno del coniglio del giovane Tuomas Kyrö. Un omaggio o una parodia? «Entrambe le cose - dice lui -. Il romanzo è nato nel 2009 quando scrissi un articolo per il giornale con il quale collaboravo in cui riflettevo sul fatto che in Finlandia, in quell'anno, i due più grandi problemi del Paese, almeno secondo i media, fossero l'immigrazione romena e i conigli che mangiavano le radici degli alberi... Finito quel pezzo, passando dal mito della lepre alla quotidianità del coniglio, avevo già chiara in testa la trama del libro».

Vatanen, il leggendario eroe de L'anno della lepre, fuggiva da un mondo troppo ricco, troppo caotico, troppo tutto, per tornare alla natura, all'essenziale. Vatanescu, il clandestino romeno in Finlandia de L'anno del coniglio di Kyrö, fugge da un mondo in cui l'unica cosa ad essere troppo è il niente, per arrivare... Per arrivare dove? «Per arrivare a integrarsi in uno società che lo respinge e che agita a fini politici il fantasma dell'immigrazione, che fa dell'“altro” il capro espiatorio, l'origine di tutti i problemi... E invece a volte l'“altro” è la soluzione, perché gli immigrati fanno tutti i lavori di bassa manovalanza che noi non vogliamo più fare... I lavori che fa anche il protagonista del romanzo... lavapiatti, raccoglitore di bacche, muratore. I conigli possono essere nocivi alla società perché rosicchiano le radici degli alberi, ma possono anche essere molto utili per tenerla viva...».

E per rimanere vivo in questa società, per acchiappare la «bella vita», l'accattone Vatanescu, dal luminoso futuro politico, ha davanti una corsa a ostacoli - che si chiamano illusioni, individualismi, pregiudizi - prima di far parte anche lui del nuovo mondo. «Non sapevo che la vita facile potesse essere tanto difficile» è la chiave di lettura del romanzo. E neanche Tuomas Kyrö, che oggi è uno degli scrittori finlandesi più importanti della sua generazione, sapeva che la strada del successo potesse essere così accidentata. Eppure...

Trentanove anni, sette romanzi alle spalle - L'anno del coniglio, uscito in Finlandia nel 2011 è il primo pubblicato in Italia, ma a breve arriveranno gli altri: Iperborea ci crede parecchio - Kyrö è stato giornalista, ha disegnato fumetti, ha scritto per la televisione, è stato conduttore radiofonico. Ha usato e usa linguaggi e generi diversi: «E tutto ciò inevitabilmente finisce dentro i miei libri e influenza il mio stile. È questo il post-moderno? Non lo so... forse è anche questo. Uno dei miei personaggi infatti dice che “Tutto può tornare utile”...». Per sopravvivere nel suo mondo, quello della cultura e dell'editoria, ha fatto, come un clandestino, di tutto, persino scrivere racconti pornografici. «Me li pagavano meglio dei pezzi per il Corriere dello Häme».

Cinico e onesto (lui dice che è realista). Con cinismo e onestà (lui dice con realismo narrativo) Tuomas Kyrö ha raccontato - dal punto di vista di uno scrittore il cui Paese, la Finlandia, ha un tasso di immigrazione per ora risibile - i rischi dell'integrazione. E dal punto di vista di un intellettuale che da ragazzo, tanti anni fa, frequentò la destra estremista ha messo in guardia dai pericoli del populismo. «Da noi esiste un gruppo politico, il “Partito dei veri finlandesi”, che fa presa sulla gente perché è indubbiamente capace di parlare la lingua più semplice, quella del popolo appunto... Ma mi chiedo perché la pretesa di questi partiti sia sempre quella di essere “contro” qualcosa o qualcuno, contro gli immigrati, contro i politici, contro l'Europa. Il populismo non è un male perché parla la stessa lingua della gente, anzi. Il problema non è il “come”. Il male sta semmai nelle cose che dice il populismo, nel “cosa”. Anche se in effetti il politichese a volte è peggio... Dice cose pessime, e malissimo».