Un popolo di Santi, navigatori... E titolari di Bot

Il rendimento dei titoli di Stato è morto ed è una fortuna per il Paese. Occorre solo convincere gli ex «Bot people» a guardare avanti, possibilmente senza troppi rimpianti per un'era ormai giunta al termine. È questa la tesi sostenuta in La fine del Btp è la rinascita dell'Itali a (Guerini Next) da Massimo Figna, Riccardo Sabbatini e Alberto Cordara. Per gli autori infatti la fine del Btp come strumento di investimento privilegiato da privati e intermediari finanziari, darà origine a «un cambiamento epocale per il Paese, la sua struttura economica e finanziaria, l'asset allocation e per le generazioni che verranno». Una trasformazione che comunque non farà altro che rendere «l'Italia più simile ai suoi principali partner europei». La direzione dei rendimenti dei Btp rasoterra è infatti di quelle senza ritorno, sia per il processo di unificazione bancaria in corso in Europa sia per la politica monetaria posta in atto dalla Bce che, mensilmente, compra 60 miliardi di titoli di Stato nell'Eurozona. In questa situazione per gli autori, «a meno di una clamorosa rottura dell'euro, il rendimento tendenziale del decennale italiano potrebbe aggirarsi intorno allo 0,8-1 per cento». Insomma l'era dei Btp come icone del risparmio è tramontata. Ma questa evoluzione darà vita a una opportunità di crescita per il Paese e, prima ancora, a una svolta culturale.

«Vi sono finalmente le condizioni per lo sviluppo di quel mercato finanziario che la struttura bancocentrica del capitalismo italiano aveva finora relegato ad un ruolo più che marginale» sottolineano gli autori.

La scarsa profittabilità dei Btp spingerà i risparmiatori a cercare alternative più profittevoli, compresi gli investimenti diretti in singole aziende con l'appoggio di professionisti del risparmio visto che «in un mondo finanziario che diviene più complesso e meno prevedibile, il “faidate” diventerà una pratica sempre più rischiosa» per i privati. In questo scenario poi le imprese saranno incentivate ad allentare il cordone ombelicale con i finanziamenti bancari (a loro volta “parcellizzati” a causa degli stringenti vincoli normativi e dei 187 miliardi di crediti in sofferenza), studiando strategie adeguate e nuovi strumenti di finanziamento. Non solo. «Se assumiamo che il rendimento del Btp a sei anni rimarrà ancorato all'1,25% per i prossimi i cinque anni, si libereranno (grazie al minor costo del debito ndr) circa 4 punti percentuali di Pil (a sua volta pari a 1616 miliardi)» concludono gli autori.