Il Premio Gandhi al film No Tav

La cultura al caviale torinese conferma la sua posizione antistorica. Ed è polemica: "Gandhi si rivolterà nella tomba"

Polemica al Torino Film Festival. È stato il documentario Qui del regista Daniele Gaglianone (il suo film più famoso è Ruggine tratto dal romanzo di Stefano Massaron) a vincere il premio «Gli Occhiali di Gandhi», assegnato all'interno della manifestazione dal Centro Studi «Sereno Regis». Il Centro (una Onlus) ha come finalità promuovere «programmi di ricerca, educazione e azione sui temi della partecipazione politica, della difesa popolare nonviolenta, dell'educazione alla pace e all'interculturalità...». E il premio dovrebbe essere destinato al film che meglio interpreta la visione gandhiana del mondo. Solo che Qui è il racconto in soggettiva di 10 attivisti del movimento No Tav che in Valle di Susa si oppone al progetto dell'alta velocità Torino-Lione. E più di qualcuno ha obiettato che di pacifismo gandhiano almeno per certe frange del movimento No Tav davvero non si possa parlare. Non bastasse il centro studi che conferisce il premio notoriamente ha appoggiato il movimento No Tav (come risulta evidente da molti dei suoi interventi pubblici). E questo renderebbe l'assegnazione di parte. Insomma i film che hanno dovuto accontentarsi della mozione speciale Iranien di Meheran Tamadon e Eau Argentée, Syrie autoportrait di Ossama Mohammed e Wiam Simav Bedirxan avrebbero gareggiato con l'handicap.

Tra i primi ad intervenire il senatore del Pd Stefano Esposito che lo ha fatto via Facebook : «Solo in questa città possono capitare cose come questa, peraltro a spese dei contribuenti. Davvero penoso». Il vicepresidente della commissione Trasporti ha poi anche ironizzato sul conflitto di interessi. Della stessa opinione l'ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino, attuale responsabile Trasporti e Logistica di Forza Italia. «Non entro nel merito della qualità artistica del film anche se la visione santificatoria della protesta No Tav è smentita dai magistrati torinesi. Dico solo che Gandhi si rivolterà nella tomba. La cultura al caviale torinese conferma la sua posizione antistorica». E in effetti il film di Gaglianone racconta storie non legate a episodi di protesta violenta (tra i personaggi del film c'è anche un ex carabiniere che aderisce alle manifestazioni). Nel raccontare solo quelli fa una scelta del tutto legittima. Ma di parte.

Commenti

pgbassan

Lun, 01/12/2014 - 11:24

Bellissimo. Dopo il premio nobel all'abbronzato della pace per la guerra, ecco il premio non violento ai violenti.

Giampaolo Ferrari

Lun, 01/12/2014 - 12:32

Si dovrebbero identificare tutti e impedirgli di utilizzare,auto treni, aeroporti, navi,non vogliono il progresso? vadano a piedi.

robertofo

Lun, 01/12/2014 - 12:56

MI domando: come mai questi anti tav non hanno protestato alla costruzione della seconda canna del traforo del Frejus che sta per essere inaugurata qualche chilometro più a monte, ma comunque nello stesso massiccio montuoso?