«Premio letterario» in questa Italia è solo un ossimoro

I n Italia si scrive molto, si legge poco e una cosa sappiamo fare benissimo: assegnare premi letterari. Non solo gli Strega, il Campiello, il Viareggio, il Bancarella, ce ne sono a non finire. Esistono perfino premi per il «valore musicale letterario», come il Premio Lunezia. Che ha premiato Giuliano Sangiorgi, il cantante dei Negramaro, «per la qualità e coerenza letteraria» del libro Lo spacciatore di carne. Non si capisce cosa sia la coerenza letteraria, allora anche il Mein Kampf merita un premio alla coerenza, urge un Premio letterario Adolf Hitler. Già che c'erano hanno premiato pure Gaber se fosse Gaber di Andrea Scanzi, sempre per «il valore musicale letterario», immagino di Gaber, non di Scanzi. D'altra parte Gaber se fosse Gaber schiferebbe Scanzi.
Di certo più sono piccoli, più squillano trombe e fanfare, con spreco di dottori e professori, come in un film neorealista. Il premio letterario Caccuri è aperto dal Professor (con la maiuscola) Viesti e dal Professor Costabile, e sono tutti emozionati perché ad agosto ci saranno Carmen Lasorella e addirittura Carmine Abbate, una «star della letteratura internazionale». In effetti dopo Roth, DeLillo e McEwan, c'è Abbate. Si noti la prevalenza dei giornalisti, giornalisti che si occupano di politica, e politici veri e propri, secondo l'italica confusione tra giornalismo e letteratura per cui sono tutti «giornalisti e scrittori» e, prima o poi, onorevoli. Infatti al Premio letterario We Write 2013 a premiare sei giovani con sei borse di studio tra i giurati più autorevoli in materia letteraria c'erano Andrea Pamparana e Maurizio Costanzo. Per carità, visto il livello dei critici letterari sempre meglio Costanzo e Pamparana di Filippo La Porta o Alfonso Berardinelli, che premierebbero se stessi per i romanzi che non hanno scritto.
È un paese in cui chiunque prima o poi arriva con un romanzino, un'opera su Gaber, un'autobiografia della Gruber. E alla fine tutti quanti si invitano in televisione e si premiano tra di loro. Non ci sarebbe niente di male se partecipassero a premi giornalistici, ma la tentazione di fregiarsi di un titolo letterario in Italia è irresistibile. Tenete presente che a Lisbona a rappresentare la letteratura italiana all'Istituto Italiano di Cultura quest'anno c'era Massimo Gramellini.
In ogni caso e in ogni provincia, frazione, comune, ci sono premi per tutto, perfino il premio Antonio Ghirelli (giornalista e scrittore, morto) dedicato a romanzi a tematica calcistica. La nemesi è che poi anche gli scrittori veri li premiano per i libri sbagliati, quindi a Aldo Busi si assegna il Premio Boccaccio, il cui presidente è Sergio Zavoli (il Professor Zavoli, pardon), perché ha riscritto Il decamerone di Boccaccio, povero Aldo, ridotto a essere il più grande riscrittore italiano vivente.
Spero solo che tutti per questi premi non si usi denaro pubblico, altrimenti sarebbe un bel taglio da spending review. Tuttavia la vedo difficile, perché qui tutti prima o poi, dopo aver scritto un romanzo senza averne mai letto uno, dopo averli presentati e essere stati invitati al famoso talk show, vogliono essere premiati, li scrivono apposta.

Commenti

ben39

Mer, 24/07/2013 - 09:09

Vivo all'estero e quindi posso tranquillamente affermare che in Italia sia l'editoria che la cultura nel suo insieme, vengono meglio considerete che altrove in Europa. Oltretutto si offrono più possibilità ai giovani scrittori per pubblicare almeno una volta nella loro vita, mentre altrove questo gruppo di esordienti sono costretti a lasciare, vita natural durante, il dattiloscritto nel cassetto, come si dice in gergo e solo se hanno fortuna verranno un giorno considerati dalla grande editoria, dato che la piccola-media non esiste, come in Italia.