Il premio Strega al giro di boa narrativa

E ra il primo «vero» collo di bottiglia. Parliamo della cinquina dello Strega votata ieri sera dagli Amici della domenica a casa Bellonci. Una cinquina che quest'anno è stata caratterizzata soprattutto dall'incognita Aldo Busi. Sin qui infatti avevano corso in dodici: Apnea (Fandango) di Lorenzo Amurri; El especialista de Barcelona (Dalai editore) di Aldo Busi; Romanzo irresistibile della mia vita vera (Marsilio) di Gaetano Cappelli; Cate, io (Fazi) di Matteo Cellini; Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) di Paolo Cognetti; Mandami tanta vita (Feltrinelli) di Paolo Di Paolo; Il cielo è dei potenti (e/o) di Alessandra Fiori; Atti mancati (Voland) di Matteo Marchesini; Le colpe dei padri (Piemme) di Alessandro Perissinotto; Figli dello stesso padre (Longanesi) di Romana Petri; Resistere non serve a niente (Rizzoli) di Walter Siti; Nessuno sa di noi (Giunti) di Simona Sparaco. A passare il turno sono stati (408 votanti su 460 aventi diritto): Perissinotto 69 voti, Siti 66,Petri 49, Di Paolo 45, e a sorpresa la Sparaco con 36. E così Busi (fermo a 18 voti) che sembrava essere uno dei favoriti, anzi il favorito ha finito la sua corsa. Un po' se l'è cercata, il personaggio ha preso piede sullo scrittore: ha rifiutato di partecipare alla presentazione dei 12 candidati a Benevento e ha avanzato critiche al premio, dichiarando che poco gli importa di non entrare tra i finalisti. Come se non bastasse, se il “cavallo” si è rifiutato di correre anche la sua “scuderia” era messa male: la Dalai editore, che lo ha pubblicato, è stata protagonista in questi giorni delle cronache editoriali a causa della sua mancanza di liquidità e della necessità di onorare i debiti. Tornerà anche al vecchio nome: Baldini Castoldi. Non proprio un buon viatico per un premio in cui l'editore conta, eccome se conta.