Il prof Affinati va a lezione dai suoi ripetenti

Riaprono le scuole. Riaprono? E quando mai si sono chiuse? La scuola non è un bar, un negozio di ferramenta, una pasticceria che tirano giù la saracinesca. La scuola è un concetto, una categoria dello spirito, un universo concentrazionario, un campo di concentramento dove si fatica a concentrarsi, una condanna, un lager di registri e note, un arciperlago gulag asciutto, impersonale fra voti e giudizi. Se sei studente (non stiamo a sottilizzare e a separare il grano dal loglio, cioè il secchione dallo zuccone), lo sai bene che ti tocca di essere studente ovunque e comunque, in spiaggia, stranito, alle tre di notte con una «tipa» per le mani, all'happy hour, mezzo fatto, con un bicchiere di plastica in mano, innamorato all'apericena, triste al rave, o, invece ma fa lo stesso, in una squallida cameretta della pensione «X» sulla riviera romagnola, o ligure di levante o ponente, a compitare i compiti per le vacanze, a recuperare i debiti, oppure a casa, in punizione, sempre che esistano ancora i genitori che infliggono punizioni, a sfogliare distrattamente pagine che parlano di questo e di quello, di equazioni astruse, filosofi misantropi, secoli bui, formule misteriose.
Riaprono le scuole e il professor Eraldo Affinati, il quale quando non scrive buoni libri parla a Romoletto e a Mohamed di guerre puniche, del verismo, del monachesimo e del carro da guerra hittita, che cosa fa? Fa l'Elogio del ripetente (Mondadori, pagg. 127, euro 10, ebook disponibile). Cioè si lancia, oggi, settembre 2013, in un'intemerata: restituirci il piacere d'ascoltare i battiti del cuore (anche professionale, certo) di un vero docente. Due o tre soggetti alla Affinati li abbiamo conosciuti, nei tumultuosi Sessanta e negli incattiviti Settanta, e li ricordiamo ancora con affetto. Ma vedere (leggere) l'Eraldo in azione, come portiere o come fustigatore dei burocratici consigli di classe, come capospedizione di una scolaresca al Senato (in giacchino Armani!) o come confidente dei piccoli, arroganti e tremebondi borgatari, è un massaggio al nostro di cuore.
Ne parlerà domani al Festivaletteratura di Mantova (ore 17, Cortile dell'Archivio di Stato), con Carlo Ossola e Stas' Gawronski, durante l'incontro «La scuola come può essere». Lui la scuola come può essere se la costruisce in proprio giorno dopo giorno, senza impancarsi (o incattedrarsi) ma anche senza fare l'amicone, impelandronandosi e tirando a campare. Fra una “diagnosi” di Dsa, disturbi specifici di apprendimento, e un compito in classe, Affinati ci ricorda che il prof, prima di essere prof, è un uomo chiamato a indicare la strada lungo la quale altri diventeranno uomini. «Ardori, tormenti, deliri. C'è sempre qualche medaglia sepolta nel passato di chi è diventato adulto». E sotto ogni medaglia c'è il petto di chi se l'è meritata.