Il pubblico protesta ma Lissner è felice

Una Traviata, quella di ieri sera, dal glamour ai minimi sindacali. Nostrana. Senza il pepe dei vip. E quelli che ci sono, lamentano l'atmosfera bigia, «vedo donne vestite come se andassero a fare la spesa, una volta c'era più rispetto. E dire che Milano è città della moda», dice Raffaella Curiel. E dei costumi più quotidiani della quotidianità? «Divertenti». Giorgio Armani, a una prima scaligera dopo 13 anni di assenza osserva di aver «visto coloracci e qualche bel colore in platea. I costumi di Traviata sono lo spaccato della società attuale, lo stesso vale per come si comportano gli attori/cantanti. Io sarei per una Traviata che mi commuova, però». Un po' perplesso Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: «Ho assistito alla Traviata con Maria Callas, questa... mah. La cosa migliore è il direttore Gatti e l'orchestra. E non è per la regia moderna: per esempio mi aveva intrigato La Traviata modernissima di Salisburgo con la Netrebko».
A proposito di Salisburgo e del suo manager nonché sovrintendente in pectore alla Scala, Alexander Pereira: il prossimo Sant'Ambrogio sarà lui al timone del teatro, «Lissner ha fatto una programmazione interessante per il 2015 anche se io sono intervenuto facendo qualche cambiamento. Credo sia importante cogliere la chance dell'Expo. Vorrei fare sempre più progetti e opere per bambini e giovani e mettere del gas per portare questo teatro anche in periferia».
Ieri la serata era dedicata a Nelson Mandela «simbolo del saper superare le lotte interne», dice Passera. «Anche l'Italia deve imparare a superare le frammentazioni». Non sono mancati siparietti come quello di Marina Ripa di Meana, che giunge tardi, con un cappello di finti ragnetti, ma viene fatta accomodare in un salottino in attesa di entrare senza recare disturbo. Fra gli ospiti, John Elkann alla sua prima Traviata. Solo ora? «Bisogna pure iniziare. Non chiedetemi nulla della regia o altro: non ho riferimenti». Nel parterre brillano le stelle della danza, Carla Fracci («Sono per la tradizione, trovo senza senso che un uomo disperato si metta a tagliare verdure») e Roberto Bolle («Realismo forse esagerato»).
Nel parterre anche Francesco Micheli, uomo della finanza che pensa all'era Riccardo Chailly «come Traviata, è stato ghettizzato qui alla Scala. Finalmente torna: cosa positiva».
E lo dice a poche ore dal Cda che dovrebbe definire la questione direzione musicale scaligera dal gennaio 2015: Chailly ha un'investitura solo ufficiosa. Alla fine applausi dunque solo per la protagonista, Diana Damrau, con pioggia di fiori e «brava!». La regina della serata dice di sentirsi come «in paradiso, non mi sono ancora resa conto». In un punto dell'opera, quando fa il suo ingresso nella casa di Flora, è arrivata in ritardo. Perché? «Ero caduta, ora tutto a posto».
Sonori buu per Piotr Beczala. Qualche contestazione a Gatti e dissenso pieno al regista Tcherniakov. «Sono felice», dice il sovrintendente Lissner». Sui fischi commenta «i talebani sono dappertutto...». L'allestimento ha diviso? «Le contestazioni sono arrivate da tradizionalisti. Le due prime con Barenboim e questa sono il 7 dicembre più bello». Il direttore Gatti: «I buu? Questo è il teatro e la bellezza del teatro. Dividere è più interessante che unificare totalmente. Chi ha contestato magari va a casa e ci ripensa. Io faccio. Abbiamo avuto un pubblico caloroso, ho apprezzato l'onestà intellettuale».