Quando gli 007 polacchi davano la caccia a Wojtyla

Le vite degli altri. Vite spiate proprio come nel famoso film vincitore del premio Oscar nel 2007. Solo che al posto dei servizi segreti della Ddr c’è la Bezpieka, il non meno temibile servizio segreto della Polonia comunista. E tra gli spiati niente di meno che il futuro papa Karol Wojtyla.
Tonnellate e tonnellate di carta, piene di minuziose delazioni, redatte allo scopo di sorvegliare tutti quei religiosi che avrebbero potuto mantenere in vita lo spirito nazionale polacco e la coscienza religiosa di un Paese occupato, sfruttato e sottomesso sotto l’apparenza di una dottrina egualitaria. Migliaia di fascicoli che avrebbero dovuto essere tutti distrutti, una volta caduto il regime del generale Wojciech Jaruzelski.
Non fu così, però. Gli zelanti funzionari di partito ne avevano fatto troppe copie e molti materiali, soprattutto quelli dedicati a Wojtyla, era volati sino a Mosca dove ormai c’era grande curiosità verso il Papa polacco. Ecco allora come è potuto nascere il libro di Marek Lasota, Karol Wojtyla spiato. Giovanni Paolo II negli archivi dei servizi segreti, in Italia appena pubblicato per i tipi di Interscienze (pagg. 284, euro 23,40). Lasota, giornalista filosofo e membro dell’Istituto della Memoria Nazionale, ha potuto ricostruire la pluridecennale attività dei servizi di sicurezza e mostrarci un Wojtyla diverso, visto attraverso gli occhi del nemico...
E il libro è pieno di sorprese. Wojtyla venne messo sotto osservazione prestissimo, praticamente quando era ancora seminarista... Note brevissime ma in cui già viene rilevato il suo essere attivo soprattutto nel promuovere la diffusione del cattolicesimo tra i giovani. E così «Wojtyla Karol, residente in via Podzamcze 8... di professione seminarista, studente di Teologia a Cracovia» diventa da subito oggetto di indagine. Da quella data in poi le osservazioni si moltiplicano per qualità e quantità. Da vescovo è ormai un sorvegliato speciale: «Wojtyla sta organizzando i giovani affinché costituiscano in futuro una specie di partito politico di Cracovia, e nelle future elezioni abbiano un ruolo decisivo a favore del cattolicesimo». E ogni suo discorso spiato: «Wojtyla ha attaccato pesantemente la censura dello Stato...». Seguita nel dettaglio anche la sua partecipazione al Concilio Vaticano II: del resto a terrorizzare i servizi era proprio l’attenzione di Wojtyla per la questione sociale e la sua duttilità (alla faccia della fama di ostinato) nell’affrontare le questioni: «La sobrietà e il tatto del rev. Wojtyla mostrano la continua... ricerca di un modo di relazionarsi alle autorità statali... Grazie a tale indipendenza desidera accattivarsi maggiormente l’intellighenzia di Cracovia». Proprio da queste informative partirono le campagne ufficiali per “diffamare” il futuro pontefice. Tutto inutile, Wojtyla risponde sempre colpo su colpo, sa muoversi in maniera diversa dagli altri religiosi, intuisce le necessità profonde della gente. Mentre i servizi segreti terrorizzati iniziavano a porsi le domande più folli: «Con quale frequenza si rasa e come... Quali cosmetici usa... se gli piace parlare durante o dopo il pranzo... come si procura le sigarette... se è in possesso della radio...».
Tanto che alla fine da alcuni la sua salita al soglio pontificio è accolta quasi con sollievo, così: «Riflettiamo... in fondo meglio Wojtyla lì come Papa che qui come primate».
Mai previsione fu più errata.
Ma al di là dei dettagli la cosa che più impressiona nel libro è la ricostruzione della rete capillare di agenti che spiava il futuro pontefice e la Chiesa in generale. La comunità ecclesiastica fu infiltrata a tutti i livelli, spesso ricattando i religiosi a partire dalla loro vita privata. Molti vennero studiati, spiati e poi ricattati perché diventassero essi stessi delatori... Una macchina coercitiva impressionante, e Marek Lasota elenca i nomi sia delle vittime che dei carnefici che dei carnefici/vittime... Una macchina coercitiva che forse ha fornito informazioni ai servizi Bulgari e ad Ali Agca...