Quando la fortuna premia quelli che arrossiscono

Eppure, quel balbettio, quella ritrosia, a volte fintamente burbera e misantropa, che etichettiamo come timidezza è, spesso, tutt’altro che di ostacolo al successo, alla fama. Anzi è un indizio di una delle peculiari doti del genio: quella capacità di sapersi guardare dentro e da lì, dal profondo di sé, guardare oltre. E gli esempi nella storia, nell’arte e nella scienza non mancano. Citiamo alcuni dei più noti in ordine sparso e solo per dare l’idea di quanti timidi introversi abbiano contribuito a forgiare il destino dell’umanità, con buona pace dei chiacchieroni amanti della ribalta sociale.
All’origine della cultura occidentale abbiamo un timidone: Platone. La vulgata vuole che balbettasse in pubblico. Molto diverso dai sofisti, veloci di lingua, o dal più spigliato Senofonte, allievo di Socrate che però, come filosofo, si è rivelato non proprio geniale. Amante del pensiero solitario era anche Archimede. Leggenda vuole che nel bel mezzo della distruzione di Siracusa se ne stesse solo e pensoso. Aggredito da un soldato romano, non trovò niente di meglio da dirgli che: «Non rovinare i miei cerchi». E la sua sdegnosa riservatezza gli costò la vita. Ma che gli scienziati di genio siano così lo provano anche infiniti aneddoti sulla timidezza di Albert Einstein (capace però anche di improvvise burle e scherzacci) e di Ettore Majorana. Quest’ultimo, il più geniale degli allievi di Fermi, sfuggiva conferenze e concorsi accademici, viveva in un mondo tutto suo scrivendo formule di fisica su pacchetti di sigarette che poi gettava via.
Del resto anche in politica il punto di partenza può essere un riservato intimismo. Uno dei casi più noti è quello di Abraham Lincoln. Il presidente che meglio incarnò la capacità di convincere, da giovane era timidissimo, incline alla solitudine silenziosa dei boschi. E gli americani su questo hanno costruito una leggenda. Del resto la rivincita del timido è alla base del loro immaginario. Un esempio filmico per tutti: il Dustin Hoffman di Cane di paglia.
Quanto alla letteratura... Be’ qui la ricerca di timidi di successo si fa facilissima. Quasi scontato citare Giacomo Leopardi, Fernando Pessoa con le sue «lettere a se stesso», oppure Emily Dickinson che visse sempre isolata nella sua casa.
Ma se dai «letterati», in fondo, uno se l’aspetta, anche nel cinema e nella musica a volte, incredibilmente, a sfondare sono gli introversi. Stanley Kubrick era un super introverso e Barbra Streisand si è sempre definita una timidona. Come a dire: quando i timidi escono dal guscio non li ferma più nessuno...