Quando l'FBI spiava García Márquez

Gli agenti lo seguirono per 24 anni. Con risultati a tratti comici ora a disposizione di tutti

Alla fine lo spionaggio è sempre una questione molto letteraria. Ci sono gli scrittori spia come Fleming o Greene. E quelli che vengono spiati. Ora tra gli ultimi può essere annoverato anche il premio Nobel Gabriel Garciá Márquez (1927-2014). A controllare lo scrittore colombiano fu l'Fbi: per 24 anni. A scoprirlo il Washington Post . Il giornale ha scovato 137 pagine che il Boureau ha declassificato. La sorveglianza, per la verità non invasiva, di “Gabo” iniziò nel 1961, quando si trasferì a Manhattan. All'epoca non era ancora not o. La sua attività principale era quella giornalistica ed era arrivato a New York per lavorare all'agenzia di stampa cubana, «Prensa Latina». A Cuba, infatti, aveva conosciuto Castro e Guevara che in questo mezzo di propaganda credevano molto. Erano anni di tensione con l'Avana e l'Fbi, diretta da Hoover, aveva interesse a monitorare gli intellettuali vicini a Castro. Hoover spiava anche Hemingway, Steinbeck e Mailer. Su “Gabo” non emerse nulla. All'inizio gli agenti, facendo confusione sul nome dello scrittore, lo chiamano addirittura José. Annotano solo che ha i mustacchi e parla un inglese pessimo. In un altro caso, Márquez era ormai famoso, si limitano a fotocopiare la quarta di copertina di un suo libro e a mettere la foto in una cartelletta con scritto «Secret». Il figlio di Márquez ha detto di non avere idea esistessero dei file su suo padre: «La cosa ironica è che lavorò per Prensa Latina per pochi mesi. Lo cacciarono perché non era abbastanza radicale».