Quando l'italianità si imparava a scuola

C’è stato un tempo in cui l’italianità era anche un terreno inesplorato da imparare e scoprire, come una materia scolastica. Un libro riscopre quell'Italia

L’italianità può essere di tutto. Un ideale patriottico o nazionalista, una qualità di cui andare fieri in tempo di dispute calcistiche, una maledizione per esterofili inveterati. Eppure c’è stato un tempo in cui l’italianità era anche un terreno inesplorato da imparare e scoprire, come una materia scolastica. Ed è proprio di questo tempo – l’Italia postunitaria – che si occupa il saggio Libri per diventare italiani. L’editoria per la scuola a Milano nel secondo Ottocento (FrancoAngeli, pp. 332, € 38) di Elisa Marazzi, ricercatrice di Storia presso l’Università degli Studi di Milano. Un lavoro di ricerca che verrà presentato lunedì 4 maggio alle ore 17.30 nella quanto mai appropriata sede del Museo del Risorgimento.

Già, perché se il Risorgimento passato alla storia si conclude con l’Unità del 1861, il processo per “fare gli italiani” è ormai appurato che fu ben più lungo e laborioso. Meno appurato finora è stato invece il ruolo di chi quell’italianità l’ha «inoculata» ai piccoli, futuri italiani. Insegnanti quali si ritrovano nelle pagine di De Amicis, divulgatori, ministri della Pubblica istruzione, ma anche semplici tipografi-editori come Vallardi, Trevisini e Agnelli, che nelle loro botteghe del centro di Milano, nei pressi di via Santa Margherita, al tempo nota proprio come “contrada dei librai”, pubblicavano libri di testo e non solo. Anche della Milano di fine Ottocento, animata dal fervore industriale e da quella fiducia nel progresso tecnico-scientifico che l’ha resa capitale dell’editoria, discuteranno lunedì, coordinati da Lodovica Braida, esperti di storia, editoria e pedagogia: Giorgio Chiosso (Università degli Studi di Torino), Maria Luisa Betri e Giorgio Montecchi, entrambi storici della Statale di Milano.

Insieme all’autrice, si attraverserà la lunga e interessante storia culturale (e perché no economica) dell’editoria scolastica di fine Ottocento, in cui recita la parte del leone il cosiddetto “libro di premio”, la chiave di volta su cui gli editori e il corpo docente puntavano per far divampare il piacere di leggere in una fascia sempre più ampia della popolazione. La ricerca su cosa si leggesse, però, riserva sorprese e rivoluzioni tutte da scoprire tra le pieghe di lettere, cataloghi, note a margine e giornali per gli insegnanti. Anni di grande fervore, di discussione infinita sull’esigenza di “istruire dilettando”, scorrono scanditi dal fiorire di generi letterari e “mode” come quelle della manualistica selfhelpistica e della robinsonade, il genere nato su imitazione del Robinson Crusoe di Daniel Defoe, e dall’appassire di collane e marchi più o meno duraturi. Obiettivo di questa tavola rotonda è – grazie al saggio di Marazzi – capire un po’ più chiaramente come gli italiani siano usciti dall’analfabetismo costruendosi un nuovo paradigma culturale nazionale, magari lasciandosi trasportare dalle storie di Pierino Porcospino e Giannettino di Collodi, amici immaginari e letterari che insegnarono a una generazione il piacere incomparabile di divertirsi con un libro in mano.

Lunedi 4 maggio 2015, ore 17.30
Museo del Risorgimento – Palazzo Moriggia, via Borgonuovo, 23 (Milano)
presentazione di Elisa Marazzi
Libri per diventare italiani. L’editoria per la scuola a Milano nel secondo Ottocento (FrancoAngeli)

Commenti

Maver

Lun, 04/05/2015 - 08:16

"L’italianità può essere di tutto..????? ". Trattandosi di una provocazione si è costretti a rispondere no, grazie. L'ignoranza (intesa come non conoscenza), non può essere tollerata. Poiché d'italianità stiamo parlando altro non si può fare che leggersi l'Eneide di Virgilio, per chi può e ce la fà. Con quanti ci "capiscono qualcosa" si potrà poi iniziare a ragionare, per tutti gli altri non c'è che lo stadio domenicale.