Quando Occhetto e D'Alema duellarono con Craxi

Così Botteghe Oscure affondò il progetto del leader Psi di una sinistra unitaria

Pubblichiamo un estratto del saggio di Andrea Spiri «Tra sogno e realtà: l'Unità socialista nelle carte di Craxi», contenuto nel terzo volume de L'Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi (Istituzioni e politica) da poco in libreria per Carocci. Il saggio ripercorre le vicende che hanno lacerato i rapporti tra comunisti e socialisti alla fine della Prima Repubblica e fornisce, attraverso gli scritti inediti di Bettino Craxi, una chiave interpretativa sulle ragioni per cui non è stata possibile la ricomposizione delle forze della sinistra in Italia.

Sordi a ogni richiamo unitario, i duellanti - PDS E PSI - intensificano la battaglia in vista dell'appuntamento decisivo: le elezioni politiche del 5 aprile 1992. Che la posta in gioco sia alta lo riconosce lo stesso Occhetto, per il quale è ormai giunto il momento di dare concretezza al «grande sogno di Berlinguer»: sconfiggere la politica di Craxi, con tutto ciò che essa ha significato in termini di «divisioni e rancori nella sinistra». In questo frangente, anche i misurati rapporti tra i socialisti e la componente «riformista» di Botteghe Oscure si fanno burrascosi, soprattutto dopo la nascita a Milano di una nuova giunta (DC-PSI-PLI-PSDI) guidata da Giampiero Borghini, «migliorista» uscito dal PDS: un amareggiato Giorgio Napolitano manifesta il forte dubbio che Craxi stia puntando alla disgregazione del partito della Quercia.

Il verdetto delle urne è deludente per il PSI, che pur conservando una percentuale quasi intatta rispetto al 1987, di poco inferiore al 14%, fallisce l'obiettivo che a Craxi sta maggiormente a cuore: il sorpasso elettorale a sinistra non avviene, nonostante il PDS sia crollato al 16 per cento. Riannodare il filo del dialogo tra le forze di ispirazione socialista, democratica e riformista per rendere possibile lo sviluppo di un'efficace azione di governo, appare ora ai maggiorenti di via del Corso uno sbocco obbligato. Ne è persuaso Martelli, secondo il quale occorre lavorare a un'intesa sui programmi tra PSI e PDS «per governare oggi insieme alla DC, cambiare le regole istituzionali ed elettorali, e candidarci domani all'alternativa»: una linea che fa proseliti in casa socialista, stando ai verbali della Direzione nazionale riunitasi il 15 aprile.

Le speranze di una ricucitura dei rapporti a sinistra vengono però rapidamente travolte dall'onda delle inchieste giudiziarie, destinate a rivelare l'esistenza di un iniquo legame tra politica e affari. Il PDS agita la bandiera della questione morale, ritenendola pregiudiziale rispetto alle stesse formule politiche: la frecciata è rivolta al PSI, su cui si sta abbattendo, soprattutto a Milano, la slavina giudiziaria. L'obiettivo di una sinistra unita è ormai materia da libro dei sogni, nonostante i gesti distensivi che si registrano sulla questione legata all'ingresso del PDS nell'Internazionale socialista, traguardo infine raggiunto nel settembre 1992, a cui Craxi dedica particolare attenzione nei suoi scritti \ Indebolito dalla fronda interna guidata da Martelli, il leader di via del Corso si rivolge agli ex comunisti alternando toni sprezzanti e inviti a ricercare le ragioni di un confronto per una comune prospettiva politica e programmatica. «Sei un ostacolo da aggirare e da rimuovere», gli manda però a dire senza mezzi termini Occhetto, a sua volta definito dal segretario socialista «confusionario, inaffidabile, altalenante e inconcludente».

Di lì a pochi giorni, Craxi uscirà di scena, travolto dal peso delle inchieste avviate dalla Procura di Milano. La sua fine politica - è in conclusione l'amara profezia di Umberto Ranieri - avrebbe coinciso non già con la ricomposizione, ma con la definitiva «frantumazione» della sinistra italiana. \ Difficile valutare se di fronte allo storico fallimento del comunismo internazionale, le aperture politico-culturali di Bettino Craxi siano autentiche, o non piuttosto dettate dalla fierezza di chi sente che la Storia si è incaricata di dare ragione al socialismo democratico. Che egli pecchi di eccessivo ottimismo, e persino di ingenuità, risulta comunque evidente dalla lettura delle sue carte; come un "buon giocatore di poker", convinto di avere in mano il punto per chiudere la partita, il leader socialista decide di giocare le sue fiches sulla ridefinizione dei rapporti di forza a sinistra: è una sconfitta, la sua, tutta politica.