Quegli errori di Bray sul turismo culturale...

A l ministro dei Beni e delle Attività Culturali Massimo Bray il turismo estivo che riempie le nostre città d'arte piace ma fino a un certo punto. L'ex direttore editoriale della Treccani è infatti intervenuto in questi giorni sul blog che tiene sul sito italiano dell'Huffington Post, dettando le «linee d'indirizzo», affinché «il turismo in quanto tale non fagociti i beni culturali in un'onnivora bulimia» e «non sia necessariamente l'ennesima manifestazione del consumismo e dell'omologazione universale».
Il ministro fa in tal senso una serie di suggestivi esempi pratici. «Tra i moltissimi turisti che a Verona visitano la Casa di Giulietta si dovrebbe contare una percentuale sempre crescente di persone che vogliano allungare di poche centinaia di metri il loro itinerario per scoprire nella chiesa di Sant'Anastasia la sconcertante modernità del S. Giorgio che libera la principessa del Pisanello». Nobilissima intenzione. Peccato che l'affresco di Pisanello non rappresenti affatto il «San Giorgio che libera la principessa», ma il momento del commiato tra il santo cavaliere e la principessa, prima che questi attraversi il mare per sfidare il drago.
Bray invita poi a «valorizzare l'importanza del madrigalismo e dei musicisti fiamminghi quando si osservano gli spartiti dipinti nei Musici di Caravaggio». Ma i due esemplari del Suonatore di Liuto sono l'uno all'Ermitage e l'altro al Metropolitan, così come il Concerto di Giovani. Il ministro mira a un interim sui Beni culturali a livello mondiale?
In merito alle «migliaia di persone che si accalcano a Roma per toccare la Bocca della Verità», Bray auspica infine che «almeno una parte» possa «conoscere la Viterbo medioevale» o arrivare «fino a San Martino al Cimino, dove è trasportata, come d'incanto, un'abbazia francese protogotica». Questo è turismo estremo: da Roma a San Martino al Cimino sono quasi due ore d'auto. Il treno si ferma a Viterbo, che è collegato con la capitale da corse che durano mediamente un'ora e cinquanta. Quanto all'abbazia, l'edificio conserva qualche elemento gotico, ma l'aspetto è legato al restauro condotto da Francesco Borromini nel Seicento. Sue le due torri campanarie che fungono da contrafforte: del protogotico dell'Île-de-France non c'è traccia. Forse è meglio non raccontarlo a chi si sobbarcasse un viaggio di mezza giornata dal centro di Roma a qui...