Quei giovani ribelli a tempo di rock

Morto Bornigia, fondatore del locale romano che importò le mode musicali (e non solo) della Swingin' London

Mai bere, mai fumare, mai drogarsi. Perché «se vuoi gestire un locale devi essere sveglio, pronto a risolvere subito i problemi più imprevisti». Questo il motto di Giancarlo Bornigia, ex venditore di macchine e re delle notti romane che fondò il mitico Piper. Bornigia se n'è andato ieri, a 83 anni, dopo aver cambiato il costume e le regole del divertimento giovanile degli anni '60. Insieme a Alberigo Crocetta, ex marò della Decima MAS del principe Borghese, avvocato ma soprattutto appassionato di musica, e all'importatore di carne Alessandro Diotallevi mise in piedi un'isola felice in via Tagliamento a Roma, di fronte ai sapori liberty del quartiere Coppedè. Scendere quella rampa di scale era come entrare in un altro mondo da cui, come ricorda Shel Shapiro dei Rokes: «resistere contro il mondo degli adulti». A Roma per ascoltare musica dal vivo e ballare c'era solo il club 184 ma era un buco per carbonari, lì al Piper si facevano le cose in grande. L'inaugurazione, il 17 febbraio 1965, fu la festa del beat italiano che guardava alla Swingin' London cercando di emanciparsi. Sul palco i supercapelloni britannici Rokes con le loro avveniristiche chitarre a freccia e L'Equipe 84 (definiti dai Beatles «la nostra copia italiana»), in pista, ricca di cubi e futuristiche pedane luminose, le ragazze con le minigonne comprate al Piper Market (e indossate lontano dalla vista dei genitori), le camicie ad un solo bottone, i piedi scalzi come una certa Patty Pravo, tornata precipitosamente da Londra con un gruppo di amici per diventare «la ragazza del Piper», titolo conteso a Mita Medici che nel 1966 vinse il concorso Miss Teenager Italiana proprio nel club.

Come omaggio alla pop art, sul muro del palco campeggiavano due opere di Mario Schifano e Tano Festa, più una strana scultura di ferro e plastica, e in seguito anche un quadro di Andy Warhol. Al termine dei concerti il primo dj del Piper, Peppe Farnetti, metteva i dischi lasciando che i ragazzi «ye ye» si scatenassero nello shake o nel twist. Grazie alle pubbliche relazioni di Alberto Marozzi, giovane appassionato di musica poi arruolato dalla Rai, alle conoscenze di Crocetta e alle capacità impenditoriali di Bornigia il Piper divenne il club più «in» d'Italia, dove ogni sera si ascoltavano dai Giganti a Renato Zero, dai New Dada a Rita Pavone passando per il re dei mods Ricky Shayne, scoperto da Crocetta così come (in un club di Soho) i Primitives di Mal. Da Rita Pavone in versione beat a Patrick Samson (quello di Soli si muore), dai Rokketti alle Facce di Bronzo, da Nino Ferrer a Gabriella Ferri, tutti sono saliti sul palco del Piper portando il loro contributo alla «beat generation italiana». E non solo, perché, se tra il pubblico trovavi Brigitte Bardot con Gunter Sachs, o Marlon Brando (costretto a scappare dall'assalto dei fotografi), o Jane Fonda o Anna Magnani, sul palco c'è stata la celebre esibizione italiana di Jimi Hendrix, il concerto dei Who, quello degli allora semisconosciuti Pink Floyd con Syd Barrett che fecero quattro spettacoli in due giorni tra pomeriggi e sere, dei Byrds di Roger McGuinn, dei Ten Years After di Alvin Lee l'eroe di Woodstock con I'm Goin' Home, dei Procol Harum ma anche quelli più nobili di Duke Ellington e Louis Armstrong.

Al Piper approdò persino Mick Jagger il giorno che quel volpone di Bornigia portò, per primo, i Rolling Stones in Italia al Palasport di Roma davanti a 15mila persone. Peccato che beccò una multa salatissima (5 milioni di lire), ricordava in un'intervista, «perché i fan, almeno i più imbecilli, avevano sfasciato tutti i bagni della struttura». Ricordi di una stagione irripetibile, che il Piper ha cadenzato giorno per giorno dal 1965 al 1969 con concerti e serate irripetibili. «In quella cantina poteva succedere di tutto - ricordava Bornigia -; accadeva che i ballerini afroamericani che lavoravano alla Rai insegnassero passi di danza ai ragazzi per divertimento, e che questi si trovassero poi a ballare con Rita Pavone nello show Stasera Rita». Poi, tra il '69 e il '70 il Piper divenne una vera discoteca, e i concerti merce rara. La musica si consegnò nelle mani della «febbre del sabato sera» e dei mega discoclub ma il Piper ha ripreso nel nuovo secolo con spettacoli di artisti come Babyshambles e Tiromancino, e continua a vivere di luce propria (Renato Zero ha lanciato qui il suo nuovo cd) senza nascondere un pizzico di nostalgia dei tempi d'oro.

Commenti
Ritratto di marforio

marforio

Ven, 23/08/2013 - 08:39

Io c´ero.Lavoravo li di fronte.In questo sono stato fortunato.