Il racconto

«Parla il deluso: “Ho teso
l’orecchio per udire l’eco
e ho sentito soltanto lodi”».
Friedrich Nietzsche,
Al di là del bene e del male

L’ingegner Bigattino, puntualissimo, entrò in ufficio alle 7,59.
«Buongiorno ingegnere. Che bella cravatta oggi!», esclamò tutta sorridente la Rita.
“Ecco, lo sapevo. La cravatta di ieri le faceva schifo”, pensò Bigattino, da anni segretamente innamorato della sua segretaria, irreprensibile zitella.
«Oggi c’è riunione, se non sbaglio».
«Sì ingegnere. Alle 11».
«Be’. Al lavoro».
*** *** ***
«È la soluzione migliore, senza dubbio. Ci permette da un lato di prendere tempo con la benedetta variante al piano regolatore che va per le lunghe e, dall’altro, di procedere subito con la ristrutturazione in zona Sud-Est. Perfetto, presidente. Come sempre, la sua visione d’insieme, dunque politica nel senso forte del termine, ci conforta e ci sprona a fare sempre meglio».
“Questo proprio non lo reggo. Nella scorsa legislatura era tutto culo e camicia con gli altri, e adesso mi sviolina... No, questo tipo non mi piace per niente. Ne parlerò a chi di dovere”, pensò il presidente.
Interrogando la faccia scura del presidente, a Bigattino venne effettivamente il sospetto di aver esagerato con i complimenti. Nonostante questo, fu lui a far scattare l’applauso, intorno al tavolone rotondo di mogano, dopo la sua chiosa zerbinesca al discorso del presidente. Era mezzogiorno in punto.
*** *** ***
Quel giorno il presidente, contrariamente alle sue abitudini, pranzò a casa, con la moglie Carla. All’ordine del giorno c’era la nuova villa, per la quale i lavori non erano ancora partiti.
«Tu lo sai, cara, quanto io ci tenga, alla nostra “Margherita”. Ma... vedi, è un momento un po’ così... Con ’sta crisi dappertutto... La gente è incazzata, è incattivita e io, nella mia posizione... E poi, diciamola tutta, tu ti meriti qualcosa di meglio. “Margherita”, così com’è oggi...».
«Oggi non è niente», interloquì con freddezza la moglie.
«... così com’è oggi» proseguì imperterrito il presidente «dài, diciamolo, è poco più che un rustico, e tu meriti ben altro. Proprio ieri parlavo a cena con un collega austriaco che... Be’, non voglio aggiungere altro. Dev’essere una sorpresa. Si tratta solo di aspettare un po’. Magari fra un annetto la situazione cambia da così a così...».
«Insomma Danilo, ho capito. Niente villa».
*** *** ***
La moglie del presidente, a parte l’uzzolo per la villa, in fondo era una donna semplice, anche perché di modesta estrazione. E quel pomeriggio, come ogni tanto faceva, se ne andò per negozi in centro. Fu così che incontrò Maria, una sua vecchia amica che non vedeva da decenni. Dopo gli acquisti, la invitò a casa per un tè. Fra un pasticcino e l’altro, Maria ebbe modo di apprezzare la lusinghiera sistemazione della moglie del presidente, e si sentì in dovere di adularla con discrezione, magnificando dapprima l’arredamento, i quadri alle pareti e il giardino curatissimo visto dalla finestra, poi la carineria di Alina, la cuoca-cameriera filippina, infine la bellezza del figlio Marco, evidenziata dalle fotografie in salotto.
«Ma che bel ragazzo! Ha i tuoi occhi e la tua bocca. Quanti anni ha?».
«Ventisette».
«Ventisette anni. Proprio un bellissimo ragazzo. E cosa fa?».
«Ingegnere».
«Oh! Ingegnere! Bello, giovane e ingegnere. Chissà quante ragazze gli ronzano intorno... O è già sposato?».
«No, non è sposato. Convive con un amico».
*** *** ***
Il pomeriggio del presidente Danilo N. fu più movimentato di quello della sua signora. Dopo un’altra riunione politica, dalle 14,30 alle 16,30, gli toccò l’inaugurazione di un museo e poi un’ospitata in un programma televisivo preserale.
Ma verso le 21 la sua auto blu lo depositava a domicilio. Pranzo e cena a casa: per lui, un evento più unico che raro. Più unici che rari anche i complimenti della signora Carla ad Alina.
«La cernia alla griglia era qualcosa di speciale, veramente. E questo halo-halo è delizioso. E come si presenta bene, tutto compatto sotto il latte condensato...».
Ad Alina mancò il coraggio di confessare che quella servita mezz’ora prima non era cernia, ma un pappone di sogliole, e che nell’halo-halo, il dessert filippino che va per la maggiore, aveva messo, in mancanza d’altro, del succo di frutta scaduto. Ma soprattutto nella testolina della povera Alina si agitava un interrogativo, quando poco dopo mezzanotte si coricò: «pecché signola Calla buona comme? io fatto quaccosa male?».
*** *** ***
Ora, non siamo in grado di riferire in quali termini Alina, il mattino dopo, magnificò a sua sorella Charito le qualità della Rita. Sì, proprio lei, la segretaria zitella dell’ingegner Bigattino, vedete, i casi della vita... Non siamo in grado di farlo perché il colloquio telefonico avvenne nella loro lingua squittente. Sappiamo però che Alina lodò alla sorella l’onestà e la simpatia di Rita, dalla quale Charito, fra pochi giorni, avrebbe iniziato a fare due turni di pulizie, il lunedì e il giovedì.
Sappiamo inoltre che Charito, in capo a un mese fece a Rita un quadro dettagliato della vita della signora Carla N.; e conseguentemente della vita della signora Maria che la signora Carla aveva preso a frequentare quasi quotidianamente; e conseguentemente della vita del presidente; e conseguentemente dell’ingegner Bigattino, personaggio che ricorreva nei racconti serali dell’ingegnere medesimo alla moglie.
Non parrà strano, alla luce di ciò, che la Rita, la quale negli ultimi tempi covava l’intenzione di finalmente cedere all’annosa corte dell’ingegnere, tornò sui suoi passi.
*** *** ***
L’ingegner Bigattino, puntualissimo, entrò in ufficio alle 7,59.
«Buongiorno Rita».
«Salve».
“È strana, ’stamattima. Cos’avrà?”.
«Oggi c’è riunione, se non sbaglio».
«Sì».
«Alle...?».
«Fra mezz’ora».
«Ci sarà anche il presidente?».
«Sì, viene anche quel cornuto del presidente».
«Ma... Rita, come si permette...?».
Per tutta risposta Rita scoppiò in una risata isterica.
“Non sta bene, questa qui non sta bene. O è impazzita o... Oppure è innamorata. Vuoi vedere che...”.